Una risoluzione del Parlamento Europeo riconosce più garanzie ai lavoratori precari

Sab, 04/08/2007 - 00:00

Seppur si riconosce nell’incipit dell’ultima risoluzione adottata lo scorso 11 luglio 2007 a Strasburgo dal Parlamento europeo che “Il contratto tipo di lavoro dovrebbe essere a tempo indeterminato”, al contempo il Parlamento identifica il contributo alla competitività economica dell’UE delle nuove forme di contratti atipici. A condizione però che sia garantito un nucleo di diritti ai lavoratori. Pone quindi l’accento sul ruolo di un’istruzione in linea con il mercato del lavoro e sulla necessità di distinguere i lavoratori autonomi dai dipendenti, di lottare contro il lavoro nero e garantire pari opportunità per le donne. Approvando la relazione di Jacek PROTASIEWICZ (PPE/DE, PL) con 479 voti favorevoli, 61 contrari e 54 astensioni, il Parlamento accoglie favorevolmente un nuovo approccio in materia di diritto del lavoro mirante a comprendere tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro situazione contrattuale. Si compiace inoltre del dibattito sulla necessità di rafforzare il diritto del lavoro per rispondere alle sfide del XXI secolo, che implicano la richiesta, sia da parte dei datori che dei lavoratori, di una maggiore flessibilità, e la necessità di fornire una sicurezza maggiore rispetto a quella che può attualmente essere associata al lavoro precario nonché di migliorare la protezione dei lavoratori vulnerabili, per creare un maggior numero di posti di lavoro di migliore qualità e una maggiore coesione sociale. A suo parere, inoltre, il miglioramento del diritto del lavoro deve essere coerente con i principi della Carta dei diritti fondamentali e deve rispettare e salvaguardare i valori del modello sociale europeo e i diritti sociali consolidati. Per il Parlamento Europeo, tra le priorità per una riforma del diritto del lavoro negli Stati membri devono figurare l’estensione della protezione ai lavoratori in forme atipiche di occupazione, la garanzia di un’idonea protezione per i lavoratori in forme di lavoro non standard, il chiarimento dell’ambito del lavoro dipendente e della zona grigia esistente tra lavoratori autonomi e lavoratori con rapporto di lavoro dipendente e la lotta contro il lavoro sommerso. Inoltre il Parlamento esorta la Commissione europea a promuovere il diritto del lavoro collettivo “come uno dei mezzi per incrementare sia la flessibilità sia la sicurezza per lavoratori e datori di lavoro”. Ricorda, peraltro, che la flessicurezza «è definita come una combinazione di flessibilità e sicurezza nel mercato del lavoro atta a contribuire ad innalzare la produttività e la qualità del lavoro garantendo la sicurezza e nel contempo concedendo alle imprese la flessibilità necessaria per continuare a creare occupazione in risposta alle mutevoli esigenze del mercato. Essendo del parere che le esigenze di flessibilità e di sicurezza «non siano in contraddizione e che si rafforzino reciprocamente», i deputati sottolineano che la flessicurezza può essere soltanto realizzata «con una legislazione sul lavoro efficace e moderna che rifletta le mutevoli realtà del mondo del lavoro». In tale ambito, osservano che contrattazione collettiva e parti sociali forti siano una parte importante dell’approccio sulla flessicurezza.Gli eurodeputati ritengono poi che ampie disposizioni in materia di welfare e l’accesso a servizi quali strutture per l’infanzia e per altre persone non indipendenti rappresentino un contributo positivo al progresso sociale. Il Parlamento, d’altra parte, sottolinea che il contratto di lavoro a tempo pieno ed indeterminato è la forma comune del rapporto di lavoro e come tale «deve essere considerato il punto di riferimento per una coerente applicazione del principio di non discriminazione». Il diritto europeo del lavoro, pertanto, deve riconoscere i contratti di lavoro a tempo indeterminato quale forma comune dei rapporti di lavoro, «prevedendo un’adeguata protezione sociale e sanitaria e assicurando il rispetto dei diritti fondamentali». I deputati, quindi, non condividono affatto il quadro analitico presentato nel Libro verde, secondo cui il contratto standard a tempo indeterminato «è superato» e rappresenta un ostacolo alla crescita dell’occupazione e al miglioramento del dinamismo economico. La risoluzione tornando al precariato sottolinea che recenti studi dell’OCSE e di altre organizzazioni hanno dimostrato che «non vi sono prove del fatto che riducendo la protezione contro il licenziamento e indebolendo i contratti di lavoro standard si possa agevolare la crescita dell’occupazione». D’altra parte, osserva che nuove forme di contratti atipici e di contratti standard flessibili (come, ad esempio, i contratti a tempo parziale, i contratti a tempo determinato, i contratti temporanei tramite agenzie interinali, i contratti ricorrenti proposti a lavoratori autonomi, i contratti a progetto), «alcuni dei quali sono per loro natura precari», costituiscono oggi una parte sempre maggiore del mercato europeo del lavoro. Si dice peraltro convinto «che la creazione di posti di lavoro precari e mal pagati non sia una risposta adeguata alle tendenze di delocalizzazione che interessano un numero crescente di settori». Prende però atto che talune forme di contratti non standard, se integrate dalle necessarie garanzie di sicurezza per i lavoratori, possono contribuire al duplice obiettivo di incrementare la competitività economica dell’UE e di venire incontro alle diverse esigenze dei lavoratori. In ogni caso, «crede fermamente» che qualsiasi forma di lavoro, sia non standard o di altro tipo, «debba essere associata ad un nucleo di diritti, indipendentemente dalla posizione lavorativa», e tenendo conto delle varie tradizioni e circostanze socio-economiche di ciascun paese.

Autore: 
Alessandra Tuzza
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