Un viaggio legato alla cultura è ciò che serve alla Locride

Dom, 26/08/2018 - 17:40

Mi capita spesso (per lavoro) di visitare tantissimi centri della Regione, così come mi capita spesso (per passione) di accompagnare i visitatori alla Villa Romana di Casignana, uno dei siti archeologici più importanti della Calabria.
Tutte le volte che lo faccio provo meraviglia (o meglio stupore) da un lato e scoramento dall’altro.
Meraviglia perché sempre più convinto e consapevole delle enormi potenzialità del nostro territorio, specie nel settore del turismo culturale; scoramento perchè convinto anche qui che non si fa quanto si dovrebbe e che non servirebbero grandi cose per tradurre tutto questo in occasioni di crescita e di sviluppo.
Riferendomi per un attimo alla Villa Romana, il fatto che sia diventato negli ultimi anni uno dei siti più visitati della Regione non può che farmi piacere, essendo uno dei primi a crederci; mi è più difficile capire come mai non si sia riuscito a costruire negli anni un itinerario tematico comprendente, oltre alla villa, fruibile da tanti anni, il Naniglio di Gioiosa Jonica e il casino Macrì di Locri... ma c’è sempre tempo per farlo... ovviamente.
Di giacimenti culturali e di parchi letterari si parla da tantissimi anni nella nostra Regione, se n’era capita l’importanza circa trent’anni fa, ma poi le cose non sono andate per come sarebbero dovute andare.
Adesso però non è più il tempo delle recriminazioni, occorre cercare di recuperare il tempo perduto, le condizioni ci sono... basta volerlo.
Non posso che condividere l’idea lanciata dalla Riviera riguardo la creazione di una strada degli scrittori, idea certamente interessantissima, non fosse altro che per il grande numero di scrittori e intellettuali che la nostra zona può annoverare.
Una nuova idea di sviluppo, un viaggio, legato alla cultura, alla conoscenza, al racconto, alla nostra letteratura sarebbe certamente auspicabile.
Ritengo però che l’idea vada accompagnata a degli elementi in grado di legarsi tra loro, in modo da costituire un vero progetto integrato sul turismo culturale comprendente tutta la Provincia.
A furia di ripetere che non bisogna inventarsi nulla, che abbiamo tutto, che abbiamo storia, archeologia, luoghi di culto, mare, montagna, borghi, natura, enogastronomia, letteratura, alla fine ci convinciamo di essere la terra più bella del mondo e così non è.
La Campania, la Sicilia e la Puglia non hanno certamente molto da invidiare alla Calabria; la differenza sta nel fatto che in queste Regioni (specie Puglia e Sicilia, ma aggiungerei anche la Basilicata) negli ultimi anni sono stati fatti passi in avanti notevoli, mentre noi siamo quasi al palo.
Perché da noi non è avvenuto ciò? Perchè non siamo riusciti a tradurre tanta bellezza in ricchezza? Vogliamo chiedercelo in modo serio una volta per tutte? A mio avviso, non è avvenuto essenzialmente perchè non sempre c’è professionalità, competenza e passione.
La professionalità e la competenza si possono acquisire (siamo in grande ritardo però), riguardo la passione la vedo un po’ più dura: se non la si possiede, difficile acquisirla.
Vi è poi un discorso legato alla scarsa consapevolezza, alla non comprensione di quanto disponiamo in termini di beni culturali e di bellezze naturali. Ce ne accorgiamo solo quando molte delle persone che vengono da fuori e che visitano i nostri luoghi ce lo fanno notare, in quel momento ci chiediamo per un attimo il perchè, ne capiamo forse la ragione, ma non riusciamo a essere conseguenziali.
Se ci pensiamo un attimo, volendo usare un termine coniato recentemente da un sindaco della Locride per intitolare un evento nel proprio Comune, il nostro è un territorio fatto di stratificazioni, stratificazioni di storia e cultura, giacimenti straordinari che vanno dal neolitico ai giorni nostri.
Si passa dalle molte grotte del neolitico presenti in alcune zone dell’Aspromonte all’arte moderna di Nick Spatari, attraverso una stratificazione, appunto, che comprende testimonianze di Enotri, Bruzi, Greci, Romani, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, tutte dominazioni che hanno lasciato segni interessantissimi.
Ma se poi, è solo un esempio, non si riesce in tanti anni a rendere fruibile lo scavo di Piazza Garibaldi a Reggio, esempio bellissimo di stratificazioni archeologiche, e addirittura si seppellisce di nuovo lo scavo se si seppellisce la nostra storia, di chi la colpa? Ce lo vogliamo chiedere finalmente?
Il turismo è una disciplina seria, il turismo culturale ancora di più, non serve a nessuno l’improvvisazione, non ci si inventa dalla mattina alla sera e servono a poco i mega convegni e gli incontri che si rivelano alla fine soltanto delle inutili passerelle.
Il territorio va innanzitutto conosciuto e poi studiato, così da definirne gli assi di sviluppo possibili, mettendo al centro gli attrattori principali e costruendoci attorno una rete fatta di elementi di interesse.
Occorre procedere velocemente, anche perché in questo momento ci sono le risorse finanziarie (basta pensare al Bando sui Borghi recentemente pubblicato e ad altri Bandi che saranno presto pubblicati). Serve uno scatto di reni da parte degli Enti Territoriali, dei professionisti, di tutti gli operatori del settore, delle Associazioni; serve capire che il settore del turismo culturale deve finalmente rappresentare un settore trainante dell’economia calabrese.
Non devono rincuorarci i dati incoraggianti sulle presenze che si leggono in questi giorni sui giornali, anche perché smentiti il giorno dopo, o riferiti alle località balneari di eccellenza.
Da noi si può fare turismo tutto l’anno, non è precluso nessun tipo di turismo, i “turismi possibili” trovano condizioni ottimali grazie alle grandi potenzialità del territorio.
Si rischia però di rimanere nel campo delle potenzialità se non si attueranno fin da subito interventi decisi, a partire da una seria politica di formazione nel settore turistico che coinvolga le giovani generazioni (personale addetto all’accoglienza, guide turistiche ecc.).
Occorre essere fiduciosi, non credere ai disfattisti, a coloro che ritengono che il mancato sviluppo della nostra terra abbia due elementi frenanti difficilmente rimovibili: il gap infrastrutturale e la carenza di ricettività.
Riguardo il gap infrastrutturale, non lo ritengo un elemento decisivo; basti pensare che ci sono posti anche nel Sud Italia difficilmente raggiungibili e che sono lo stesso meta di grandi flussi turistici. Un settore dove certamente intervenire è quello del trasporto aereo, specie riguardo i prezzi di alcune tratte decisamente proibitive.
Quello che manca sono le infrastrutture immateriali, la specializzazione nel settore turistico, attraverso anche un utilizzo sapiente delle nuove tecnologie.
Non considero nemmeno un problema la carenza di ricettività.
Servono interventi nel settore alberghiero, ma l’intervento decisivo sarebbe rappresentato dal recupero dell’enorme patrimonio edilizio nei nostri borghi, inutilizzato o utilizzato soltanto nel mese di Agosto dai proprietari, oltre chiaramente alla realizzazione di alberghi diffusi, per i quali esistono, come detto, i finanziamenti.
Attraverso convenzioni tra i proprietari e i Comuni si renderebbero immediatamente fruibili migliaia di posti letto all’interno di centri abitati molto apprezzati specie dagli stranieri.
Per tornare infine alla passione e all’emozione... se non ci si emoziona di fronte alle Grotte di Zungri, al borgo di Cernatali a San Giorgio Morgeto, alla Madonna della scuola del Gaggini, a Pietrapennata o al Mausoleo dello stesso Gaggini a Caulonia, al Santuario della Madonna delle Armi a Cerchiara, al Codex Purpureus a Rossano, alla montagna di Africo Vecchio, a Pietra Kappa, ai mosaici e al sistema di riscaldamento dei Calidaria della Villa Romana di Casignana perfettamente conservati dopo duemila anni... se davanti a questi e ai tantissimi tesori della nostra terra non ci si emoziona, pazienza, ce ne faremo una ragione, è fondamentale, però, che si capisca finalmente cosa può e cosa deve discendere da tutte queste bellezze e fare di tutto perchè ciò possa avvenire.
Se si riesce a fare questo, se si recupera finalmente il tempo perduto, se si mettono in campo progetti di sviluppo condivisibili e condivisi con i territori, capacità, competenze e passione, il progetto della strada degli scrittori, di per sè interessantissimo, potrà assumere una valenza dirompente, consentendo così finalmente questa nuova narrazione della Calabria e quel turismo esperenziale tanto ricercato.
Nessuno può più tirarsi indietro, ognuno deve fare la propria parte; lo dobbiamo al nostro immenso patrimonio culturale, ai nostri scrittori e intellettuali che hanno mirabilmente descritto i nostri luoghi e le nostre genti, lo dobbiamo alle giovani generazioni, alle quali dobbiamo lasciare un mondo migliore.
Sarà più facile farlo avendo la percezione e la consapevolezza del bello che ci circonda.

Autore: 
Antonio Crinò
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