Un Gambacorta in Mercedes

Sab, 04/01/2014 - 11:34

Siamo ad Ardore, piccolo e ridente centro urbano che si erge, nell’entroterra, a pochi chilometri dalla costa tra la Marina di Ardore e Bovalino (RC). Quasi al centro della piazza principale del paese, alla spalle di una fontana secentesca a tre bocche, sono visibili i ruderi del castello fortificato, antica dimora di potenti feudatari locali dai Fernandez di Cordova ai Ramirez ,dai De Marinis ai De Bologna, dai Capecelatro ai Gambacorta, dagli Spina ai Carafa e ai Milano. L’epoca precisa della costruzione dell’antico castello è sconosciuta ma, da documentazioni ricavate dai libri del Cedolario, si rileva che nell’anno 1626 Giovanni Antonio Parise  acquistò i palazzi delle baronie di Ardore e S. Nicola ; di conseguenza, il castello doveva già esistere a quell’epoca ed essere stato costruito, con ogni probabilità, dalla famiglia De Bologna nel 1571. Altri collocano l’inizio della costruzione, che prevedeva due piani fuori terra ma che non fu mai ultimata, nel 1623 ad opera del feudatario Orazio I Gambacorta. All’interno del castello, a pianta quadrata, spiccano i resti delle quattro torri angolari (due cilindriche e due quadrate) nel cui fondo si aprivano trabocchetti e passaggi segreti che, per vie sotterranee, conducevano in punti lontani, forse fino al castello feudale di Bovalino Superiore. Gli scheletri rinvenuti nei trabocchetti confermerebbero la tradizione secondo cui gli stessi facessero da tomba ai nemici dei feudatari. Le 4 torri delimitavano un ampio ambiente centrale da cui si accedeva, mediante una porticciola laterale, alle scuderie e agli scantinati. Poco distante, i vani adibiti ad alloggio per i domestici : il signore e la sua famiglia non vivevano, infatti, da soli nel castello. Oltre alla guarnigione dei soldati, adibita a difesa del fortilizio, esso ospitava una moltitudine di servitori addetti alle più svariate attività che si svolgevano all’interno, dalla cura dei cavalli al servizio a tavola, dalla fabbricazione e riparazione di armi belliche alla raccolta e depurazione dell’acqua piovana . Sulla superficie del un torrione cilindrico meglio conservato sono infatti ancora evidenti i condotti attraverso i quali l’acqua piovana veniva convogliata in un pozzo e da qui, dopo essere stata opportunamente depurata, in una cisterna adiacente. Il residuo del pavimento di una stanza a delicate piastrelle esagonali mostra come il signore feudale non disdegnasse, oltre a quelli della caccia e della guerra, anche i piaceri dei ricchi arredi. Secondo la tradizione, il castello non ebbe comunque più signori a pianta stabile a partire dal 1681, anno in cui Orazio II Gambacorta venne ucciso nel corso di un’insurrezione popolare a causa del suo carattere dispotico e dell’abominevole “ius primae noctis”. Cominciò, da allora, il lento e progressivo degrado del castello :  il bel giardino che si estendeva tra il ponte levatoio e la facciata principale , nel 1882, venne espropriato per costruire la piazza Umberto I mentre le facciate che guardano alla piazza venivano adibite ad abitazioni. Contro la parte nord del castello la serie dei garage, ad esso addossati e da lì inamovibili da ormai moltissimi anni, ci fa tristemente meditare su quanto l’incuria umana non solo lasci, ma anche osi sperare. Comunque non può non strappare un sorriso il pensiero di un Gambacorta in Mercedes.

Autore: 
Daniela Ferraro
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