Sul reato di corruzione

Sab, 04/03/2017 - 12:20
Giudiziaria

In questa settimana uno degli argomenti principali che hanno occupato i media è stato quello relativo a vicende legate ad ipotesi di corruzioni a livello nazionale, che hanno attirato l’attenzione di tutti. Sul reato di corruzione, senza per questo pensare di essere esaustivi, insiste un quadro normativo ampio e in continua evoluzione normativa e legislativa.
In primo luogo ci troviamo di fronte ad un reato a dolo specifico, ove il fine di compiere atti contrari ai doveri di ufficio connota il profilo della volontà e non l’elemento obiettivo del reato. La corruzione può realizzarsi secondo un duplice schema, principale e sussidiario: “secondo quello principale, il reato viene commesso con due essenziali attività, strettamente legate tra loro e l’una funzionale all’altra: l’accettazione della promessa e il ricevimento dell’utilità, con il quale finisce per coincidere il momento consumativo, versandosi in un’ipotesi assimilabile a quella del reato progressivo. Secondo lo schema sussidiario, che si realizza quando la promessa non viene mantenuta, il reato si perfeziona con la sola accettazione della promessa che identifica il momento di consumazione del reato – Cass., n. 35118/2007”. Il che vuole dire che, ai fini della sussistenza del reato, ciò che rileva è che sia intervenuto il pactum sceleris; mentre sia la dazione del denaro che – a fortiori – l’effettivo compimento dell’atto contrario, costituiscono eventualità corroborative, ma non indispensabili per la consumazione del reato e il suo accertamento.
Ed ancora, “integra il reato di corruzione, in particolare di quella cosiddetta “propria”, sia l’accordo per il compimento di un atto non necessariamente individuato “ab origine” ma almeno collegato ad un “genus” di atti preventivamente individuabili, che l’accordo che abbia ad oggetto l’asservimento - piů o meno sistematico - della funzione pubblica agli interessi del privato corruttore, che si realizza nel caso in cui il privato prometta o consegni al soggetto pubblico, che accetta, denaro od altre utilità, per assicurarsene, senza ulteriori specificazioni, i futuri favori – Cass., n. 34834/2009”.
Non solo, ma “in tema di corruzione propria, costituiscono atti contrari ai doveri d’ufficio non soltanto quelli illeciti (perché vietati da atti imperativi) o illegittimi (perché dettati da norme giuridiche riguardanti la loro validità ed efficacia), ma anche quelli che, pur formalmente regolari, prescindono, per consapevole volontà del pubblico ufficiale o dell’incaricato di pubblico servizio, dall’osservanza di doveri istituzionali espressi in norme di qualsiasi livello, ivi compresi quelli di correttezza ed imparzialità. (Fattispecie relativa a pagamenti di fatture effettuati da un’azienda ospedaliera con tempi anticipati rispetto all’ordine cronologico, sebbene le sofferenze di cassa impedissero la regolare e puntuale liquidazione di quanto dovuto ai vari fornitori di beni e servizi ospedalieri)- Cass., 30762/2009”.
Quindi, si ravvede il delitto di corruzione anche dove il comportamento, al quale è finalizzata la promessa o la dazione, si caratterizzi per la violazione dei generali principi che devono regolare l’azione amministrativa del pubblico ufficiale.

Rubrica: 
Tags: 

Notizie correlate