Spettatori circa tre, molto severi

Dom, 10/02/2019 - 12:00

Chiunque come me (ma io mi sono portato avanti con il lavoro) abbia scollinato i sessanta e non abbia vissuto la sua giovinezza in un educandato, leggendo il titolo, non potrà non andare col pensiero alla canzone “Ti ho conosciuta in un Clubs” dei mitici Squallor e domandarsi subito dopo cosa c'entrino.
C'entrano perchè mattina di domenica scorsa 3 febbraio a Marina di Gioiosa, due comuni cittadini, Natale Bianchi e Giuseppe Belcastro (pensionato il primo, docente universitario il secondo) poco prima della fine della Messa che viene officiata per i bambini, hanno messo sul sagrato, una sull'altra, due pedane di legno, hanno issato un drappo con il simbolo del Movimento 5 Stelle e si sono messi in paziente attesa che la funzione terminasse.
Era loro intenzione, riproponendo in salsa nostrana uno di quegli happening ai quali assistono affascinati e straniti i turisti agli speakers'corners nei pressi di Hyde Park, di sensibilizzare la cittadinanza sul problema dei cumuli di rifiuti che, copiosi, hanno fatto la loro comparsa su tutto il territorio comunale all'indomani dell'avvio del servizio di raccolta differenziata.
In proposito e voglio che si sappia, degli effluvi e del panorama di uno di questi beneficio in prima persona, avendolo giusto davanti al portone di casa, e senza che per questo privilegio mi venga aumentata la tassa relativa.
Speravano in cuor loro, i due, trattandosi di un problema che riguarda tutti in generale, di catturare l'attenzione delle madri che avevano accompagnato i figli in Chiesa, dei bambini stessi e, hai visto mai!, di qualcuno che si trovasse a passare per quel posto nevralgico.
Risultato? Spettatori circa tre molto severi. Appunto!
Sgombro il campo da qualsiasi retropensiero e dico subito che non ce l'ho con i Commissari prefettizi.
Nonostante l'approssimazione e la fretta con le quali hanno varato il servizio della differenziata che, a mio modestissimo parere, sono i motivi principali di questa emergenza, non ce l'ho con loro.
Non ce l'ho con loro nemmeno per il fatto che gran parte degli abitanti di Marina di Gioiosa abbiamo appreso del provvedimento per puro caso, che abbiamo scoperto solo notando la confusione davanti alla Biblioteca Comunale che lì venivano consegnati i mastelli e che abbiamo saputo che l'ora X era scoccata solo nel momento in cui siamo rimasti come cretini, con le buste della monnezza in mano, davanti ai luoghi dove i cassonetti che la sera prima c'erano alla mattina non c'erano più.
Roba da fare arrossire di vergogna Giucas Casella e David Copperfield in un colpo solo.
Per una volta, dunque, non mi iscrivo alla gara di tiro sulla Croce Rossa.
Ce l'ho, invece, con l'accidia, l'ignavia, la negligenza, l'indolenza, il disinteresse, la refrattarietà, la chiusura, l'insensibilità, il menefreghismo, la dura cervice - e giuro che saprei riempire l'intera pagina con sinonimi che indichino questa manifestazione di assenza civile - di un paese che, ancora una volta, ha dimostrato di non sapere fare causa comune, di non sapere e/o di non volere stringersi a coorte ma che, soprattutto, è cieco, sordo e muto. Al punto da non comprendere che solo dalla partecipazione, dalla condivisione e dall'impegno solidale deriva la forza di ogni consesso organizzato e ci si può attendere la soluzione dei problemi comuni.
Tutti e ciascuno sembriamo avere un solo imperativo categorico, quello compreso nell'acronimo N.I.M.B.Y.! (not in my back yard, non nel mio giardino), e nessuno sembriamo serbare memoria del passo contenuto nel discorso di insediamento alla Casa Bianca di Kennedy nel gennaio del 1961: "Miei concittadini Americani, non chiedete che cosa il vostro paese può fare per voi; chiedete che cosa potete fare voi per il vostro paese... e chiedete che cosa insieme possiamo fare per la libertà".
Il periodo che precedette e accompagnò la campagna elettorale del manipolo di visionari che fu poi l'Amministrazione Vestito, segnò, invece, il momento in cui sembrò che le cose stessero prendendo una piega diversa.
La gente - dico “gente” e non “persone”, perché quella volta davvero demmo l'impressione di essere un corpo unito, una gens, di avere un comune sentire, un afflato condiviso - sembrò accorgersi, grazie a quell'esperimento di democrazia dal basso, divenuto oggetto di studio, di discussione e di imitazione nei paesi viciniori, che si poteva essere protagonisti del proprio futuro.
Che se uno vale pur sempre uno, quell'uno è, tuttavia, molto più di nessuno e che, come recita il proverbio africano, tanti uno assieme rallentano, è vero!, la corsa ma garantiscono il raggiungimento di obbiettivi più grandi.
E quella “gente” affollò, più di quanto non si fosse mai visto nei cinque lustri precedenti, i luoghi e le occasioni nei quali ci si riuniva per discutere e decidere, dando vita a veri e propri brainstorming dei quali nella vita politica del paese non v'era traccia
Malauguratamente, quel momento, come le rose della lirica di Francois de Malherbe, “ ...était du monde où les plus belles choses ont le pire destin et... vivent l'espace d'un matin”.
Il paese oggi sembra vivere in un limbo in cui tutto è attutito e schermato, in cui tutti camminiamo piano per non fare rumore.
Non proiettiamo ombra, non lasciamo impronta.
Nonostante tutti sapessimo che niente è più lontano dalla verità dell'asserito e non dimostrato condizionamento mafioso dell'Amministrazione Vestito, per il nome immacolato di ogni singolo componente e per le storie personali di ognuno di essi, il giorno successivo allo scioglimento, nessuno ne parlava più e nessuno, né dopo né mai, ha pensato di esprimere pubblicamente a quelle donne e a quegli uomini solidarietà e vicinanza.
Alcuni, al contrario, che sperarono, invano!, in incarichi e favori, non mancarono di uccidere il vitello grasso per festeggiare l'evento.
Se questo è il brodo nel quale il paese si crogiola, nessuna sorpresa, dunque, che domenica nessuno si sia fermato ad ascoltare quello che avevano da dire quei due illusi; che tutto sia iniziato e finito in un baleno; che, piuttosto che dire: questi hanno a cuore anche la mia condizione, la manifestazione più alta di interesse sia stato il sorriso distratto, magari canzonatorio, di quelli che frettolosamente passavano ai margini della piazza per andare a comprare i dolci per il pranzo della domenica.
Su un fatto, perciò, mi sento di azzardare una previsione e di giocarmi i cosiddetti: a Marina di Gioiosa Jonica di gilet jaunes che non siano quelli dei tecnici dei telefoni, della luce, dei portalettere, non ne vedremo mai.
Infine, ho esordito con i versi di una canzone e voglio concludere indirizzando al mio paese l'avvertimento con il quale Celentano in “Tre passi avanti” si rivolge alla generazione dei giovani beat degli ultimi anni '60: o cambi testa o presto finirai.
Pensaci, Giacomino, pensaci!

Autore: 
Sergio M. Salomone
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