Riace: una comunità violentata nella sua umanità

Mer, 05/12/2018 - 13:00

La comunità di Riace è triste per il suo Sindaco mandato al confino: come era in uso un tempo non lontano. È distrutta nella sua operosità: i dodici laboratori artigianali sono chiusi e fermi nella produzione, la cooperativa inattiva e smembrata, i catoi che erano stati puliti e riutilizzati per gli alloggi sono nuovamente abbandonati, i rifiuti non vengono raccolti puntualmente, i negozietti solidali sono chiusi e non riapriranno. È una comunità offesa, violentata nella sua umanità: gli immigrati non hanno più da mangiare perché senza la diaria non possono comprare gli alimenti, senza il coupon del Comune (l'euro di Riace) i negozi non fanno più credito. È una comunità fermata in un'immobile quotidianità: il parco giochi è muto e gli slarghi deserti, per le strade non c'è più vita.
L' ordinanza fa obbligo di trasferire entro sessanta giorni gli immigrati negli Spar di altri territori: sono passati già trenta giorni e molti immigrati sono andati via, verso l'altrove, e chissà dove finiranno. Altri non vogliono andar via perché è fortissimo il loro legame con Riace: sono fuggiti da guerre e carestie, dalla miseria che non dà futuro; hanno attraversato deserti e mari ostili, hanno subito ingiurie violenze e negazioni. Tutti qui si erano sentiti accolti e incoraggiati alla vita. Qui sembrava a loro un paradiso in terra, pareva a noi un'utopia del nostro tempo.
Un'accorta strategia legalista ha demolito la solidarietà e rischia di annullare una straordinaria esperienza di accoglienza e integrazione, chiamata da molti "modello Riace". La strategia è stata iniziata da Minniti con la sospensione dei finanziamenti, è proseguita da Salvini e dalla magistratura con l'arresto e il confino di Mimmo Lucano. Fino ad oggi non ho sentito una dichiarazione di Minniti e di Salvini volta a dare agli immigrati almeno un pizzico di comprensione umanitaria. Minniti era ritenuto il Beria del comusimo italiano; Salvini con la corona del rosario in mano è da ritenere il novello monaco Valverde, colui che con la croce in mano si imponeva agli Incas. Entrambi hanno da farsi perdonare davanti a Dio e davanti agli uomini la loro non umanità, l'aver messo alla fame e alla disperazione 180 immigrati che erano lì arrivati, l'aver trasformato in criminale il Sindaco di un Comune che ha cercato di dare dignità ai migranti.
"Riace Riace dai non mollare" canta Francesca Prestia, la cantastorie calabrese, nella sua ballata Riace Forever.
Anche se tra infinite difficoltà (la cooperativa Città Futura, vero motore dell'esperienza di Riace, ha avuto lo sfratto dal Palazzo Pinnarò) gli operatori volontari del territorio metteranno la marcia della RIPARTENZA.
"Riace Riace ce la puoi fare" ,perché un fiume di solidarietà, lo stesso che si è visto nella straordinaria manifestazione del 6 ottobre, consentirà di rimettere in moto i laboratori, e allora catene di acquisto dei prodotti artigianali e tipici recheranno le necessarie risorse.
"Riace Riace dobbiamo continuare" perché un'utopia del nostro tempo può farsi realtà.

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