Quel terribile martedì che ci ha privati del tuo sorriso ci ha donato il tuo eterno amore

Ven, 24/05/2019 - 22:00

Come ogni anno torna inesorabilmente e puntualmente il 24 maggio, e ogni anno vivo con profonda tristezza questo giorno che ha cambiato la vita del mio paese, la vita dei suoi famigliari e anche la mia. Quella maledetta sera un bestia ha posto fine alla vita di un giovane brillante e pieno di vita, un giovane a cui molti volevano bene. Gianluca Congiusta per me è stato un vero amico, uno dei migliori clienti e un ragazzo eccezionale. Non sono mai riuscito a scrivere liberamente di Gianluca, perché ho portato dentro di me per anni la rabbia per un’assenza che si doveva evitare, la furia per una vita che non è stato giusto distruggere, che vive comunque nel cuore di molti. Ricordo bene, anche a distanza di tanti anni, gli ultimi giorni della vita di questo ragazzone che voleva conquistare il mondo. Ci vedevamo spesso, perché riteneva fondamentale per il suo lavoro una buona comunicazione e mi stressava sempre chiedendo le cose più improbabili. Quante volte, ricordo, con tutto il giornale pronto, non potevamo mandare in stampa perché lui doveva ancora venire per finire la sua pubblicità. Ricordo che nel mese di aprile avevamo fatto tutta una serie di lavori per la Tim e ci siamo sentiti spesso, fino alla mattina del 24 maggio. Era un martedì, ci eravamo visti, avevamo preso un caffè insieme e io gli raccomandai di darmi il materiale per la pubblicità entro la sera, perché il giorno dopo c’era la finale di coppa campioni in cui il Milan avrebbe giocato contro il Liverpool. In quel periodo, con Gianluca e Ciccio Diano, il corso di Siderno era uno dei motori della vita cittadina, tutti passavano da lì, i negozi erano sempre pieni di gente e si incontravano sempre molte persone. La sera mi chiamò e mi disse che ci saremmo aggiornati la mattina successiva perché aveva da fare. Ricordo che ero in ufficio con mia moglie e Alba, il nostro tecnico Apple che ci controllava i computer. Verso le dieci scendemmo dall’ufficio e, mentre passavamo davanti al bar qualcuno ci disse: “Hanno sparato a Gianluca”. Gelo, rabbia, tristezza e disperazione ci assalirono. Raggiungemmo di corsa la strada che lo avrebbe dovuto portare da Donatella, sua madre, dove ricordo solo di aver visto le luci blu lampeggianti e niente altro. Noi, dietro a una striscia rossa e bianca che fissavamo l’auto con dentro ancora Gianluca, vicino a noi le lacrime di Donatella e di suo nipote. Piano piano sono arrivate altre persone. Amici, dipendenti, parenti, tutti con la morte stampata sul volto, tutti con quel sentimento di incredulità per una tragedia che sapevamo ci avrebbe cambiato la vita, che avrebbe cambiato la nostra storia. Ora finalmente ho scritto di quella giornata che non riesco a cancellare dalla memoria, ho voluto rivivere quel terribile momento, ma ancora oggi non riesco a capire il senso di tutta quella cattiveria, la bruttezza di una persona che ha pensato e realizzato questo tremendo crimine, la bestialità che ci ha privati del piacere di condividere la vita con una bella persona come Gianluca. Ma oggi, mentre scrivo, mi accorgo che Gianluca è ancora vivo nel cuore di chi gli ha voluto bene, e la bruttezza si è dovuta piegare alla bellezza del sentimento che nei suoi trentaquattro anni è riuscito a darci.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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