Quando la poesia è un gioco a scacchi con il tempo che fu

Mar, 21/05/2019 - 12:20

Francesco Luigi Errigo si ripresenta sulla scena letteraria con questa interessante opera dai toni alti ed efficaci, dopo aver ricevuto non pochi riscontri positivi con le precedenti opere poetiche (“Poesie ”, 1970; “Poesie”, 1975; “Ritmi e note” (liriche), 1988; “Luoghi del cuore”, 1997; “Viaggio lirico”, 2006; “Liriche per Annie”, 2012), e lo fa usando un dizionario linguistico decisamente ricco di sfumature, di accostamenti, di intersecazioni affettive e naturalistiche che lasciano il segno anche tra i lettori frettolosi e meno attenti. È un cantare, il suo, che parte da lontano, che vive e rivive a tu per tu con la realtà, con il vissuto, con un amore per il bello e per quell’azzurro meraviglioso che si agita nel nostro cuore (“Dimmi come vorresti che ti amassi/che di più bello ti dicessi/nel fascino di quel che vuoi”).
Quanta armonia nel suo dire modulato e musicale che esalta il proprio Io! Quanta angoscia e tristezza anche nelle immagini nel suo ricordare, nel suo struggimento e nell’intrecciarsi di aperture e di silenzi di fronte a quel “lei” che fa da centro e che da equilibrio al frastuono di desideri, di delizie brevissime e costanti anche se “forse sta per alzarsi il vento/ma niente si smemora”, e comunque, al di là di tutto, “Brindiamo, ma non so dove sei,/dell’aria che respiri”.
È evidente che il tratto caratteriale della poesia di Francesco Luigi Errigo non poteva che riguardare il gioco a scacchi con la devozione per il tempo avuto e che si sta srotolando in un concerto di ascolti “come tralcio che unisce vite/nell’innesto gemmato”. Cosicché ritmi e note vanno a braccetto grazie anche all’uso di aggettivi assai appropriati, mai retorici e vaghi. È, dunque, la sua, una poesia alata e personalissima che dà suggestione (e non poteva essere altrimenti) anche all’ambiente calabrese, alla sua terra ricca di storia e di fascino.
Intanto, quest’ultima sua opera, si arricchisce ulteriormente con l’ausilio di preziose tessere, eleganti e intense per i contenuti, che alla fine costituiscono un mosaico di umanità e d’amore, di dolcezza, in cui “silenzio e parola/si fanno attesa” pure se, e lo dice in maniera chiarissima, “non vedo segni di rossore/nella piena del malcostume” attuale.
Aspettiamo Francesco Luigi Errigo ad altre prove nella convinzione di poter assaporare altre preziose immagini di luce.

Autore: 
Fulvio Castellani
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