Pero Imperiale

Lun, 15/04/2019 - 16:00
I frutti dimenticati

Si resta frastornati di fronte all’infinita gamma di varietà di peri in Calabria, che talvolta compaiono con denominazioni diverse in territori differenziati.
A questo punto, di conseguenza, bisogna prima cercare di verificare se si tratta di frutti diversi oppure semplicemente di nomi diversi applicati alle stesse varietà; si va da biotipi che producono frutti enormi ad altri che offrono pere piccolissime.
Nella ricerca effettuata e conclusa in maniera scientifica nel 2011 dall’ARSAC Calabria, allora  ARSSA, è stato evidenziato che pere dalla pezzatura enorme, o quantomeno grandi, sono presenti specialmente nella Locride, dove erano diffuse e odiernamente lo sono sempre meno. Ne sono un esempio l’Ammazzamamma, dalla forma oblunga e dalla tessitura della polpa grossolana, e la Bronchistiana, con le stesse caratteristiche.
Non viene riportata la varietà che nella Locride viene denominata Campanella o Muntagnisi e la Melone di Careri, che producono frutti insolitamente grandi.
Sia delle varietà descritte sia di quelle solo indicate, esistono delle piante che lambiscono o superano i cento anni di età, e ciò fa pensare che i loro frutti venissero usati per preparare le pere secche, tanto utili nell’economia di una famiglia specie per il nutrimento delle mucche al tempo dell’aratura e del maiale, il più “rispettato”, in maniera interessata, degli animali domestici; infatti era impensabile produrre delle pere secche dalla Muscareda della Valle dello Stilaro, dal diametro di un centimetro.
Una quindicina di giorni addietro andai a effettuare degli innesti nel campo attorno all’agriturismo “La Valle dei Mandorli” del mio amico Gianni Pittelli, a Soverato Superiore, dove intende creare, con il mio aiuto, un giardino della biodiversità solo di piante autoctone calabresi.
Dopo aver effettuato degli innesti di mandorlo, sul mandorlo amaro, mi apprestai a innestare dei peri selvatici con varietà della Locride e mi avvicinai a un piccolo pero, credendolo un portainnesto, quando Gianni mi fermò avvisandomi che si trattava del Pero del Pecoraio dell’area di Lamezia, i cui frutti possono raggiungere il peso di un chilogrammo.
Naturalmente esistevano delle varietà di peri dalla pezzatura molto piccola, come la già menzionata Muscareda o la Farcunella e la Moscatella, che maturavano nel mese di giugno ed erano immuni alla mosca della frutta, altre di pezzatura media che producevano dei frutti maturi a luglio e agosto, quando l’insetto dannosissimo era nel periodo della sua massima diffusione, ma che non subivano danni se non minimi.
In questo caso, le pere erano profumatissime, come era il caso delle pere Conte o Melone o delle Pere degli Angeli o di quelle di Gesù Bambino, e può darsi che l’aroma eccessivo sconcertasse la mosca, per cui ometteva di pungerle.
Fatto sta che un gran numero di peri producevano dei frutti non attaccati dalla mosca della frutta, per cui si potrebbe fare leva su queste varietà autoctone, ora a rischio d’estinzione, per produrre dei frutti assolutamente biologici.
C’erano poi delle varietà, non moltissime in verità, che erano particolarmente esposte alla mosca e, in questo caso, i loro frutti erano poco aromatici ma con una polpa dalla tessitura fine e succosa.
Nel caso della varietà presa in considerazione e denominata Imperiale (a Ferruzzano c’erano due varietà denominate Imperiale) dissimile da quella di Motta S. Giovanni, descritta nel lavoro concluso nel 2011 dall’ARSAC in “Varietà locali di fruttiferi in Calabria - Atlante della Biodiversità”, essa produceva e produce ancora qualche pianta superstite, dei frutti dalla pezzatura media e dalla forma globulare, dal colore giallognolo misto al rossiccio.
Cominciava a maturare i suoi frutti ai primi di agosto in maniera graduale e gli ultimi di essi resistevano fin oltre il 20.
Di solito a essa veniva concesso l’onore di essere ospitata nelle vigne, che erano oggetto di attenzione particolare, e questo fa pensare che fosse ritenuta una varietà di “sorta”, ossia pregiata, e veniva innestata non sul perastro ma sulla “nata sula”, ossia un pero selvatico ingentilito, forse derivante da semi di pere.
I suoi frutti hanno una polpa granulosa, dal sapore leggermente acidulo, succosi, e nonostante maturassero nel periodo della massima espansione della mosca della frutta rimanevano perfettamente intatti, probabilmente a causa dello spessore accentuato della buccia che contrastava la mosca stessa.

Autore: 
Orlando Sculli
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