Peccato mortale a Stilo: Abbandonata la casa di Tommaso Campanella

Dom, 23/06/2019 - 12:00

Tommaso Campanella, chi era costui?
Così verrebbe da dire di quel tale, di nome Giandomenico Campanella, nato a Stilo nel lontano 1568 e divenuto frate domenicano e conosciuto come Tommaso.
Questo verrebbe da dire, per come Tommaso Campanella non è stato ricordato nel suo 450esimo compleanno dalla sua stessa città natale.
Campanella, da considerarsi il più grande pensatore calabrese e aggiungerei l’ultimo grande di Calabria, non ha avuto la commemorazione che meritava, dimenticato e ripudiato, mi viene da dire, da coloro che si fregiano di averlo avuto come concittadino.
Campanella, nel proprio paese di nascita e anche in Calabria non avrebbe bisogno di date particolari per essere ricordato ma, annualmente, nel giorno della sua nascita, il 5 settembre, andrebbero organizzate manifestazioni atte a promuovere il suo pensiero, che anticipava i tempi e che è molto attuale ai nostri giorni.
Stilo lo ricorda con una statua che campeggia in una piazza, con una scuola media a lui dedicata e con una via del centro storico, non quella in cui è nato.
La Regione Calabria gli ha intitolato il palazzo del Consiglio Regionale, grazie all’iniziativa messa in moto da un suo confratello domenicano, Carlo Longo, prematuramente scomparso.
Campanella, scrisse moltissimo, scrisse La Città del Sole, la sua opera più conosciuta. Non un’opera utopistica come sempre si è ritenuto, ma un trattato di politica, di pedagogia, un “manifesto” positivo per le future generazioni.
Io nacqui per debellar tre mali estremi; tirannide, sofismi, ipocrisia”. Questi, erano per Campanella i grandi mali del mondo contro cui lui voleva lottare. E, per “sconfiggere” questi mali si ribellò!
Non fu quindi solo un pensatore, un utopista, ma fu un politico che cercò di tramutare in fatti concreti la sua visione della società. Osò ordire una ribellione contro il potere della Spagna al fine di emancipare la sua terra, la sua gente e l’intero Regno.
Fallì per le gelosie proprie della sua stessa terra e per il tradimento di alcuni suoi concittadini. Fallì perché forse il suo progetto era troppo proiettato nel futuro per essere ben compreso dai Signori del luogo, che lo catturarono e lo consegnarono alla “giustizia” spagnola.
Si finse pazzo per sfuggire alla morte, ma si salvò anche perché qualcuno in alto aveva compreso il suo pensiero e la sua “architettura” per un mondo migliore. Una società più giusta, “comunista”, più vicina all’essenza intima di quella religione a cui lui apparteneva, che non alla politica terrena.
Pagò per il suo pensiero ribelle. Pagò e soffrì l’inimmaginabile. Fu rinchiuso per decenni in orribili segrete. Rinchiuso nel corpo, in una piccolissima cella, ma libero nell’animo e nel pensiero. Campanella, con la sua grande cultura, “incisa” sui suoi molti libri e bagnata col sudore e con il sangue, inondava l’intera Europa di sapienza.
A ricordare Campanella ci hanno pensato, invece del Comune di Stilo, alcuni comuni viciniori e un gruppo di appassionati che, finite le celebrazioni per il 450esimo, ciclicamente veicolano su Stilo, studenti, non solo calabresi e studiosi di varie discipline, “devoti cultori” del pensiero di Tommaso Campanella.
Ultimamente ha “toccato le sacre mura” dove Campanella nacque, Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del Lavoro preso l’università La Sapienza di Roma, conosciuto in tutto il mondo per i suoi scritti e le sue teorie soprattutto sul mondo del lavoro nel XXI sec.
Sua è la teoria del “lavorare meno, lavorare tutti”, che sta coinvolgendo nella discussione numerosi studiosi di economia e molti politici. Anche lui, studioso di Campanella, come fa Campanella nella sua Città del Sole, teorizza la riduzione della giornata lavorativa, come tra l’altro avviene in altre nazioni europee, per attuare una diminuzione della disoccupazione e consentire alla gente di dedicare molto tempo ad altre faccende. Una rivoluzione? Direi, più un “corso e ricorso” di Vichiana memoria. Dalle 14/16 ore dell’Ottocento, si è giunti gradatamente alle 12 ore per giungere infine alle 8 e per alcuni tipi di lavoro anche meno. Le macchine, allora, hanno consentito quella riduzione della giornata lavorativa, consentendo ai lavoratori di avere più tempo per dedicarsi alla famiglia e ad altro. La tecnologia attuale lo consentirebbe oggi, in misura più ampia solo se le parti sociali capissero che bisogna adeguare l’azione nel campo del lavoro e nel sociale ai tempi in cui ci si trova.
Sceso in Calabria per partecipare ad un convegno su Tommaso Campanella, organizzato a Gioiosa Ionica, il prof. De Masi, non ha resistito al richiamo che il luogo natio di Campanella ha esercitato sulla sua “curiosità” culturale di poter respirare la stessa aria di Campanella, di osservare i monti e le pianure che vedeva Campanella e di toccare le mura della casa che gli ha dato i natali.
De Masi, in questa sua visita “pellegrinaggio”, che ha toccato anche l’eremo di Monte Stella e la Cattolica di Stilo, è stato accompagnato dalla consorte e dal dott. Francesco Rosa, anch’egli appassionato di Campanella.
Voglia di conoscere i luoghi di Campanella a Stilo, quella dell’illustre visitatore, andata un po’ delusa dal prendere visione dello stato deprecabile in cui versa quello che dovrebbe essere il “sancta sanctorum” della cultura stilese e calabrese: la “Casa” dove è nato un grande della filosofia mondiale.
L’abitazione del filosofo, un rudere. Inopportuni e devastanti interventi nei solai. Una assurda superfetazione, di un balcone che deturpa uno scorcio che doveva essere cristallizzato e protetto per il solo fatto che lì è nato Tommaso Campanella.
Il suo rammarico è stato, nel trovare tale situazione non riuscendo a capacitarsi come le varie amministrazioni comunali e Regionali e soprattutto la Soprintendenza non abbiano acquisito al patrimonio pubblico e protetto un luogo simile, lasciandolo, invece, ai privati proprietari che hanno rovinato, nel corso dei secoli, una importante testimonianza campanelliana.
In altri posti, in Italia e nel mondo, si hanno esempi di case di personaggi illustri, ma non certo allo stesso livello di Campanella, che sono conservate e protette in modo ineccepibile e fungono da memoria da conservare e trasmettere e anche da richiamo per frotte di turisti. Perché a Stilo questo non è avvenuto?

Autore: 
Danilo Franco
Rubrica: 

Notizie correlate