Nicola Irto: Il sognatore che affrontò l’ultimo incubo di Umberto Bossi

Dom, 10/02/2019 - 11:20

Il rigurgito indipendentista delle regioni del nord Italia comincia a fare paura anche alla sonnecchiante politica meridionale. Il rischio sempre più concreto che il governo giallo-verde dia finalmente il via libera al federalismo di Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, costringendo le altre regioni del Paese a dover rincorrere, è stato infatti all’ordine del giorno del Consiglio Regionale della Calabria tenutosi mercoledì 30 gennaio.
Passato agli onori della cronaca più per la presenza del presidente Mario Oliverio al netto dell’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore ancora in vigore in seguito all’inchiesta “Lande Desolate”, l’assise regionale si è riunito al solo scopo di discutere le contromisure da adottare per cercare di non farsi trovare impreparati o, meglio ancora, provare a fermare un provvedimento legislativo che cambierebbe radicalmente gli assetti socio-economici nazionali. Una volontà che consegna ai rappresentanti della nostra regione il primato di aver portato per primi l’argomento all’interno delle mura istituzionali e che ha permesso all’Osservatorio del Sud, un associazione di cittadini, insegnanti, intellettuali e sindacalisti, di stimolare la riflessione, accolta giovedì anche dal consiglio regionale della Campania, sulle potenzialità eversive della legge e sulle prospettive di sviluppo del meridione.
Nonostante l’esecutivo scelto dagli italiani con le Elezioni Politiche dello scorso 4 marzo continui a enunciare proclami relativi al recupero e alla crescita, infatti, non ci stancheremo mai di affermare, sulla scia di quanto è stato dichiarato a più riprese negli scorsi mesi dal presidente dell’Associazione per lo Sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno Adriano Giannola, che l’approvazione del provvedimento made in Lega Nord scaverebbe un solco profondissimo tra l’Italia settentrionale e quella meridionale, realizzando di fatto il sogno secessionista sempre accarezzato da Umberto Bossi e Gianfranco Miglio. Nell’Italia in cui la disparità dei servizi tra nord e sud è da sempre uno dei fattori più discriminanti nella misurazione della qualità della vita, l’affidamento della gestione degli stessi alle claudicanti economie regionali comporterebbe una battuta d’arresto gravissima per quelle regioni che oggi hanno ancora molto da fare per garantire i servizi essenziali, decretando una volta per tutte una vera e propria separazione sociale tra i cittadini di una stessa Nazione.
Con l’intento di far evaporare questo scenario apocalittico, il Consiglio Regionale Calabrese ha relazionato a lungo sulle difficoltà che la nostra regione sarebbe costretta ad affrontare e, attraverso il ponderato intervento del Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, ha (ri)lanciato l’idea di un regionalismo solidale. Questa struttura federale dello Stato, basata sull’autonomia regionale e su una ripartizione delle risorse ispirata alla solidarietà reciproca sognata da Nicola Irto, venne infatti per la prima volta formulata dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi proprio in risposta al leader del Carroccio nel remoto 2002.
«Ovunque io vada trovo una forte coscienza dell’unità della nazione, fondata su una comunione di valori, principi e ambizioni» disse in quell’occasione Ciampi. Parole che oggi, soprattutto effettuando un rapido “scroll” delle nostre bacheche Facebook, sembrano più che mai distanti non solo dal sentimento della politica nazionale ma anche, com’è giusto che sia, essendone questa sua diretta emanazione, da quello di un popolo accecato dall’odio e della frustrazione, seriamente convinto che, per cambiare il volto di questo Paese basti lasciar annegare i migranti e fottersi 780 € al mese.
«L’Italia è una e indivisibile» - ha invece affermato quel sognatore di Nicola Irto, quel “buonista” candidamente indignato dinanzi alla possibilità che l’autonomia regionale possa ledere i diritti di cittadini che probabilmente diritti non ne meritano più. La convinzione della giustezza della propria causa, anzi lo ha convinto a spronare il resto del consiglio regionale a diffidare il governo dal procedere oltre in questo progetto della cui gravità, ancora una volta, ci renderemo conto solo quando non sapremo più come spostarci, curarci, istruirci e reclamare un qualunque nostro diritto.
Per ora, ci limitiamo ad accettare supinamente la superbia settentrionale che ci indica come palla al piede del Paese e a postare compulsivamente faccine che vomitano sotto la cronaca del pomeriggio di Palazzo Campanella.
Ma che altro avremmo dovuto aspettarci da un gruppo di urlanti analfabeti funzionali?

Autore: 
Jacopo Giuca
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