Locride, una terra abbandonata. Cerchiamo una seconda possibilità

Dom, 09/06/2019 - 11:00

Quanta gente non si sa
se guardi il cielo capirai
quanto è bella sta città
quanto è bello stare cca
quanto è forte
quanto è sporca
quanto è morta
sta città

Queste son le strofe di una bellissima canzone di Peppe Voltarelli, cantautore calabrese tra i più apprezzati. Pensavo a questa canzone ieri sera, mentre riflettevo su com’era Siderno qualche anno fa e com’è oggi. La riflessione prendeva spunto da un fatto accaduto qualche giorno prima.
Venerdì sera, la primavera inizia a farsi sentire, le strade sono fresche per via della brezza marina e la gente, dopo un inverno chiusa in casa, prende le auto e si reca in centro. Cerca di passare una serata in allegria nei tanti locali. Ma in un paese dove regna la legalità, imposta dal ministro Salvini e dall’ex prefetto Di Bari, può capitare che qualcosa ti rovini la bella serata. E così, alle undici di sera, i più sfortunati vedono il mezzo della disinfestazione che passa per le strade riempiendo l’aria dei suoi odori. Ci sarebbe voluta un po’ di responsabilità da parte di chi ha ordinato questo servizio, almeno un comunicato stampa o un modo meno antiquato per comunicarlo alla cittadinanza. Lo ripeto da tempo, non è colpa loro. Abbiamo ormai imparato che “commissariati” si traduce in “abbandonati”. Questo è oggi il paese di Siderno. Fino a un anno fa, nel caso di un’allerta meteo, trovavi un sindaco che girava per le strade a controllare che non ci fossero danni; ora puoi solo sperare che non ci siano danni, perché non passerà nessuno.
Questo stato di abbandono non riguarda solo Siderno. A Marina di Gioiosa, nei pochi giorni in cui è rientrata l’amministrazione Vestito, sono stati raccolti due camion di gomme abbandonate per strada e l’eternit, segnalatoci più volte da una signora, lasciato a lungo nei pressi di casa sua.
Questa è da sempre la storia dei commissariamenti. Mi viene in mente un mio articolo di anni fa, “Commissariati anche nella morte”, in cui ricordavo la vicenda della morte di uno dei più famosi artisti di Siderno nel mondo, il maestro Correale, al quale i commissari dell’epoca non ebbero nemmeno l’educazione di fare un manifesto. Ma l’abbandono del mio paese, come di tutti i paesi di questo territorio, parte da lontano e gli scioglimenti, le interdittive antimafia, le operazioni a strascico sono elementi di questo dramma, ma non sono la causa. La causa va cercata nella storia, nei fatti che hanno questo virus di deserto che ha infettato la Locride.
L’abbandono dei nostri paesi è stato determinato da una scelta politica. Senza fare lezioni di storia, a Siderno nel primo dopoguerra c’erano esponenti che operavano in tutta la regione e avevano contatti costanti con gli ambienti alti dei partiti e del parlamento. Un problema della comunità diventava un problema da risolvere, questione meridionale. Negli anni settanta erano di casa i vari Misasi e Mancini, ma anche Pertini, Ingrao, Libertini oltre a un’adeguata rappresentanza parlamentare, di consiglieri regionali e di vertici del sindacato. Questo era, ma oggi dove sono i politici locali? Certo, c’è un assessore regionale, Mariateresa Fragomeni, ogni tanto si vede Sebi Romeo, ogni tanto viene anche Oliverio, e poi? Niente, i nostri rappresentanti politici non hanno più riferimenti nazionali, non si vedono rappresentanti di partito da mesi, ma che dico, da anni. Ormai non vengono nemmeno per le campagne elettorali. In queste europee l’unico parlamentare passato da qui è stato Fitto da Riace, l’unico comizio lo ha fatto la Lega a Bovalino, mentre non si hanno notizie di Berlusconi né di Zingaretti.
La leggenda vuole che la Calabria una volta era una regione dove i cambiamenti elettorali avvenivano in ritardo rispetto al resto del Paese, perché arrivavano nelle elezioni successive. Ma poi vennero i sequestri di persona, e iniziarono a essere i partiti a non voler vincere in Calabria, fino ad arrivare a Duisburg: dopo quella strage, che bollò tutto il popolo calabrese come ‘ndranghetista, si racconta che tutti i leader politici, compreso Berlusconi, stavano attenti a non vincere in Calabria, salutando la sconfitta in questa regione come un fatto positivo.
La colpa in fondo è anche nostra perché non abbiamo costruito una classe dirigente che potesse sostituire quella precedente. Ciò è evidente nelle nostre realtà; a Siderno, per esempio, c’è stata una classe politica di alto livello, ma oggi nessun partito, nessun movimento riesce a esprimere personalità dello stesso calibro. Questo succede per due ordini di motivi, in primis molta gente affermata nel proprio lavoro non può permettersi di giocarsi la reputazione per candidarsi in politica, perché il rischio di essere sputtanati è altissimo. Secondo motivo, non ci sono più forze politiche che ragionano per lo sviluppo del territorio, i pochi gruppi politici sono chiusi nelle loro posizioni e mantengono chiusi all’esterno i movimenti. Queste due condizioni non hanno permesso cambiamenti nella classe dirigente che non potrà svolgere quel ruolo necessario per interrompere un declino che sta portando alla morte i nostri piccoli paesi. Servirebbe una volontà popolare che come un’onda travolgesse tutti questi limiti che stanno impedendo alla nostra popolazione di aprirsi a un futuro diverso, un futuro fatto di lavoro, fatto di sviluppo, fatto di speranza e di coraggio. 

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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