Locri fuori dal dissesto ma non si utilizzano i fondi per scelta politica

Mar, 25/06/2019 - 17:00

I numeri non mentono, lo abbiamo appeso assistendo al consiglio svoltosi a Locri lunedì 24 giugno, così scopriamo dal rendiconto 2018, quello del primo anno dopo il dissesto, che l’amministrazione chiude il periodo con un avanzo di € 4.155.645,44. Dopo anni di asfissia dovuta al pre-dissesto nel tentativo di evitare l’inevitabile fallimento finanziario delle casse municipali, sembrerebbe aprirsi uno spiraglio.
Già, sembrerebbe, perché la gran parte di questo avanzo è destinato, per scelta politica, a non essere speso, almeno non in questo esercizio a quanto ci viene spiegato dalla viva voce dell’assessore al ramo, ma viene bensì destinato ai fondi di dubbia esigibilità (circa 3,8 milioni di euro) e precisamente 1,5 milioni di euro viene accantonato per Imposte, tasse e proventi assimilati non accertati per cassa e 2,3 milioni di euro per la Vendita di beni e servizi e proventi derivanti dalla gestione dei beni .
Avremmo, quindi, un “tesoretto” a disposizione, che sarebbe potuto servire, per esempio, per restituire ai cittadini  parte della Ta.Ri. che hanno pagato per due anni con una tariffa maggiorata a causa di una raccolta differenziata mai partita. Oppure si sarebbero potuti destinare maggiori fondi a settori sensibili della vita cittadina come la viabilità (a cui il bilancio consuntivo destina pochissime risorse solo il 2,46%) o per Diritti sociali, politiche sociali e famiglia a cui si destinano solo lo 0,73% delle risorse e non ultimo per il diritto alla salute a cui non viene destinato assolutamente niente.
Un tesoretto di cui alla fine dei conti restano disponibili soltanto € 38.931,33 e non si comprende bene perché si debba accantonare gran parte dei circa due milioni di euro di imposte e tasse (per la precisione € 1.955.840,57) anziché procedere con gli accertamenti trasformando la dubbia esigibilità in entrata effettiva. La motivazione prudenziale data in sede di consiglio sembra più suggerire un’incertezza sulla reale capacità di gestire questa nuova fase che una reale esigenza contabile, tanto più che la scelta di destinare il 78% ai crediti di dubbia esigibilità è una precisa volontà dell’amministrazione. Mi chiedo quindi non si sarebbe potuto destinare il 70% e dare con quell’8% un segnale chiaro alla Città?
Se da un lato infatti abbiamo un grasso bilancio preventivo 2019, dall’altro abbiamo una eccessiva prudenza nel consuntivo 2018, un po’ come a dire che forse si è fatto il passo più lungo della gamba nel preventivo 2019? Del resto se i numeri non mentono al momento ci stanno comunicando esattamente questo.
Dal consuntivo 2018 poi, apprendiamo che la quasi totalità delle entrate comunali che pesano sui contribuenti, il 38% circa, sono state destinate (circa il 23%) alle voci  rifiuti e servizio idirico e alla voce Servizi istituzionali e generali, di gestione (circa il 15%) anche in questo caso i numeri affermano che ci si limita a fare il minimo indispensabile e nulla più con nostre tasse.
Mi auguro che si trovi un po’ di coraggio in più nella programmazione attraverso la realizzazione di uno dei principali obbiettivi di trasparenza di questa amministrazione, parlo ovviamente del bilancio partecipato, ma la sensazione è che il rendiconto 2018 da questo punto di vista rappresenti una mancata occasione.
Si perché la documentazione di cui si compone un bilancio è di  impegnativa lettura già per un addetto ai lavori, a maggior ragione lo sarà per il comune cittadino quando domani dovrà prendere parte al processo decisionale con il bilancio partecipato.
Per tanto, sarebbe stato importante predisporre accanto al rendiconto 2018 un rendiconto sintetico di facile comprensione, che introducesse i locresi alla comprensione di una materia così tecnica, per poter garantire la più ampia partecipazione alla redazione del futuro documento. 

Francesco Emanuele Capogreco - Segretario cittadino Sinistra Italiana

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