L'archeologia industriale Calabrese “sbarca” su RAI 1

Dom, 21/04/2019 - 17:00

"Uno Mattina", la nota trasmissione di RAI 1, venerdì 12, ha dedicato un piccolo  "grande" spazio alla Calabria. Questa volta non alle solite problematiche negative o a curiosità varie,  ma a un aspetto culturale poco conosciuto della regione: l'archeologia industriale.
Il contenitore TV con il suo servizio ha accesso i riflettori sulla vallata dello Stilaro e sulle Serre Calabre.
Un'area tra le più isolate della regione, che ultimamente sta mettendo in essere tutta una serie di azioni culturali mirate a fare conoscere la propria cultura, la propria storia.
Questo territorio, oltre a contenere beni monumentali di grande rilevanza, ne conserva anche molti legati al proprio trascorso industriale, di quando la vallata dello Stilaro era la "culla" della prima industrializzazione meridionale.
La trasmissione RAI, ha mostrato alcuni aspetti storici della Calabria non tanto conosciuti  e ha proiettato a livello nazionale, l'immagine di una Calabria diversa e positiva, retaggio di  un passato non molto lontano.
Una Calabria industriale. Una Calabria operosa. Una Calabria nella quale non vi era disoccupazione, ma addirittura immigrazione di gente proveniente dal nord Italia e dal centro Europa, che trovava lavoro nelle industrie Calabresi.
Una Calabria "Terra di lavoro"!
Molteplici erano le attività economiche,  in atto su tutto il territorio regionale, con una forte presenza dell'industria pesante,  strategica e vitale  per la sussistenza di quello che era il Regno delle Due Sicilie.
Una industria mineraria-siderurgico- armiera moderna e redditizia.
Dalle sue industrie: le armi per l'esercito borbonico; la ghisa e il ferro per le altre fabbriche del Regno; i primi ponti in ferro d'Italia; i tubi dell'acquedotto Carolino, che porta l' acqua alla Reggia di Caserta; i binari per la prima ferrovia italiana; ecc...
Al vasto movimento industriale, viene posto fine con l'unificazione nazionale, quando, con scelte politiche, attuate allo scopo di direzionare i prodotti del nord verso il nuovo mercato del Meridione, furono cancellare le aree produttive dell'ex Regno.
Si inizia a smantellare l'apparato produttivo del Sud, che avrebbe potuto contribuire notevolmente alla crescita della nuova nazione, solo se i Savoia avessero inteso unificare e non conquistare il Sud Italia.
I temi trattati nella trasmissione, hanno sottolineato l'importanza di Mongiana, la cui amministrazione comunale molto ha puntato per recuperare la propria memoria storica, anche attraverso il restauro della ex fabbrica d'armi Borbonica, nella quale "rivive", attraverso i supporti multimediali del museo, la memoria storico-siderurgica, del comprensorio. 
Ma soprattutto, con lo scavo archeologico della grande fonderia, una vera "cattedrale del lavoro",  con il quale si è messo in risalto la " grandeur"  dell'industria meridionale, se la si affianca alle molte ferriere presenti nel circondario e alla spettacolare cittadella siderurgica di Ferdinandea.
Il giornalista Paolo Di Giannantonio e la conduttrice di Uno Mattina, Benedetta Rinaldi, hanno focalizzato l'interesse anche su Bivongi, da dove è partita negli anni 80, del 1900, l'iniziativa mirata a  realizzare nel comprensorio Monasterace-Mongiana, un Ecomuseo denominato "delle Ferriere di Calabria", un  museo all'aperto del territorio e delle comunità che preservi quanto l'uomo e la natura hanno saputo "realizzare" e che accomuni in un unico progetto di sviluppo turistico i vari paesi del circondario, che in passato erano uniti dal lavoro.
Ecomuseo che "obbliga" le amministrazioni locali a dialogare tra di loro e la Regione a intervenire con appositi protocolli e/o norme legislative che rendano esaustivo il percorso archeo-industriale,  attrattore di un turismo, sempre più numeroso e attento, non più attratto solamente dal mare e dai beni culturali "classici" ma anche da un aspetto culturale nuovo, ma antico, che potrebbe proiettare la Calabria in Europa al fianco di aree territoriali, più sensibili verso l'archeologia industriale, nei confronti delle quali la Calabria non sfigurerebbe di certo.

Autore: 
Danilo Franco
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