La città di Febo Apollo

Dom, 17/11/2013 - 10:00

 Ed ecco Eros, di sotto le azzurre palpebre struggenti sguardi lanciandomi/ con mutevole fascino in reti inesplicabili mi getta/ preda per Cipride (Ibico di Reggio)

“Laddove l’Apsia, il più sacro tra i fiumi, si getta in mare, troverai una femmina congiunta ad un maschio: lì fonda una città poiché il Dio ti concede la terra ausonia”. Così parlò l’oracolo di Delfi ai Calcidesi che lo interrogavano. Di essi racconta Tucidide che erano stati estratti a sorte in ragione di uno su dieci a causa di una terribile carestia per essere consacrati ad Apollo e che, giunti nella località poi detta “Pallantium”, ivi trovata una vite intrecciata ad un fico selvatico, fondarono la città dopo avere scacciato “i barbari” (gli Enotri) che l’abitavano (730 a. Cr.). Nasceva così Rhegium (Reggio) il cui nome viene fatto risalire da alcuni al verbo greco “reghnumi” (spezzare) in riferimento alla spaccatura esistente tra Sicilia e Calabria, da altri alla radice indoeuropea protoitalica “reg” (capo, re) in riferimento alla potenza e alla bellezza della città e del sito. Organizzata in principio  come repubblica aristocratica con podestà legislativa in mano ad un Consiglio dei Mille, divenne in seguito una democrazia con l’adozione delle leggi di Caronda da ritenersi, al pari di Zaleuco (Locri Epizefiri), Solone (Atene) e Licurgo (Sparta) tra i più grandi legislatori del mondo antico. Benevoli nel complesso i rapporti con la vicina Locri Epizefiri ( che pur sempre ne compresse ulteriori possibilità di espansione territoriale) con la quale condivideva il culto fervente dei Dioscuri e al cui fianco combatté contro i Crotoniati sulla Sagra (506 a. Cr.) . Continua, invece, la minaccia su di lei esercitata da Dionisio di Siracusa che, respinto in un primo momento (ma solo grazie al pagamento di trecento talenti e alla consegna di cento ostaggi scelti tra i più illustri dei suoi cittadini), riusciva alfine, dopo undici mesi di assedio, a prenderla per fame (386 a.Cr.) infierendo poi con crudeltà contro i suoi difensori: i superstiti vennero condotti come schiavi a Siracusa e l’eroico comandante  Fitone venne preso e torturato a lungo assieme ai suoi familiari; infine vennero tutti barbaramente uccisi. Quale il motivo di tale accanimento contro Reggio? Raccontano gli storici che fosse dovuto all’offesa a lui arrecata dai Reggini quando, avendo chiesto in moglie una delle figlie dei più illustri cittadini, gli era stata invece inviata la figlia del carnefice dello stato. Durante il dominio di Siracusa, la città venne privata anche del suo nome che mutò in Febea (consacrata ad Apollo) ma poté nuovamente riassumerlo una volta libera dall’iniquo dominio (351 a. Cr.). Alleata a Roma, la progressiva romanizzazione non riuscì mai a sradicare del tutto le sue profonde radici greche che ancora sopravvivono in parte dell’area geografica a lei circostante da Roghudi a Bova, da Condofuri a Palizzi, paesi che conservano ancora lingua e tradizioni relative all’antica grecità quale patrimonio culturale da salvare, difendere e tramandare ancora nei secoli.

Autore: 
Daniela Ferraro

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