L’inserimento in una narcoassociazione

Lun, 15/04/2019 - 16:40
Giudiziaria

Se sotto il profilo dell'elemento psicologico si richiedono la coscienza e la volontà di associarsi anche al fine di commettere una pluralità di delitti tra quelli previsti dall'art. 73 del D.P.R. n. 309/90, in ordine all'elemento organizzativo va detto che quest'ultimo non consiste necessariamente nella divisione formalizzata e gerarchica dei compiti, ma in una qualche forma di accordo che riguardi non solo e non tanto i singoli reati-scopo, bensì anche lo stesso permanere e autoperpetuarsi dell'associazione.
Pertanto l’inserimento del soggetto nell'associazione dedita al traffico di sostanze stupefacenti deve essere verificato con rigore, non potendosi escludere che il sodalizio possa servirsi in modo estemporaneo di esecutori arruolati volta per volta, non necessariamente consapevoli dell’esistenza di una stabile realtà organizzativa o comunque aderenti ad essa (Cass. VI 22.1 0.2003, n. 49556, Marigliano). In quest’ottica anche la peculiarità del ruolo può essere rivelatrice dell'inserimento nell'associazione. Il vincolo associativo può sussistere anche tra il fornito all'ingrosso di droga e gli acquirenti al dettaglio che la ricevono stabilmente per poi re-immetterla sul mercato (Cass. I 10.6.2002, D'Amicis; Cass. V 5.11.1997, Saletta) ovvero tra colui che importa la droga per rifornire il mercato e la rete stabile dei rivenditori e dei piccoli spacciatori della sostanza che a questi si rivolgono per poi spacciarla al minuto ai tossicodipendenti (Cass. V 17.3.1997, Beraj, n. 1291), a condizione che tutti i partecipi siano consapevoli di operare in un'organizzazione nella quale le attività dei singoli, integrandosi, contribuiscono alla realizzazione del fine di lucro derivante dal traffico, perseguito da ciascuno con scopi e modalità comportamentali diversi, ma convergenti (cfr. Cass. sez. VI, 10/01/2012, n. 3509 secondo cui: "L'associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti sussiste non solo nel caso di condotte parallele poste in essere da persone accomunate dall'identico interesse di realizzazione del profitto mediante il commercio di droga, ma anche nell'ipotesi di un vincolo durevole che accomuna il fornitore di droga agli acquirenti, che in via continuativa la ricevono per immetterla nel mercato del consumo. Non essendo di ostacolo alla costituzione del vincolo associativo e alla realizzazione del fine comune né la diversità di scopo personale né la diversità dell'utile. Ovvero il contrasto tra gli interessi economici che i singoli partecipi si propongono di ottenere dallo svolgimento dell'intera attività criminale", nonché Cass. pen., sez. V, 23/09/1997, n. 10077 secondo cui: " ... la diversità di scopo personale non è ostativa, infatti, alla realizzazione del fine comune, che è quello di sviluppare il commercio degli stupefacenti per conseguire sempre maggiori profitti". In questo caso, i fornitori possono fare stabile affidamento sulla disponibilità all'acquisto da parte dei compratori. i quali, a loro volta, possono essere mossi dalla finalità di assicurarsi una fonte di approvvigionamento stabile, continuativa ed abitudinaria. Tutti, se consapevoli della costituzione di un rapporto che va oltre il significato negoziale della singola operazione per costituire elemento di una struttura stabile, che facilita per ciascuno lo svolgimento dell'attività, fanno parte di un'unica entità associativa. Tale rapporto associativo, invece, non si può desumere automaticamente da una serie di operazioni di compravendita di sostanze stupefacenti concluse tra le stesse persone, ancorché frequenti, in quanto è necessario che gli interessati agiscano con la consapevolezza e la volontà di operare in qualità di aderenti ad un'organizzazione criminale e nell'interesse della stessa (Cass. VI, 7.4.2003, n. 23798, Marrone).

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