L’assistenza del Santuario della Madonna di Polsi ai soldati sbandati

Lun, 03/07/2017 - 19:40

Il periodo storico compreso tra il mese giugno e l’8 settembre 1943, data dell’armistizio con gli Alleati, fu particolarmente drammatico per l’Italia e per il Meridione.
Il 10 luglio del 1943 gli angloamericani sbarcarono in Sicilia e pian piano avanzarono in tutta l’isola, occupandola.
Nel frattempo, la crisi del regime fascista si fece sempre più acuta, tanto che il Gran Consiglio del Fascismo, il 24 luglio 1943, esautorò Mussolini che il giorno successivo venne arrestato per ordine di re Vittorio Emanuele III. Fu nominato primo ministro Pietro Badoglio.
Anche per i paesi della Calabria jonica, l’Estate del 1943 fu terribile a causa dei quotidiani bombardamenti effettuati dagli Alleati, che avevano costretto la popolazione dei paesi di marina a ritirarsi verso l’interno.
Tra luglio e settembre la costa jonica calabrese subì vari bombardamenti; in provincia di Reggio Calabria particolarmente colpiti furono i centri di Bianco, Bova Marina, Bovalino, Melito Porto Salvo, Locri, Pellaro, Gioiosa Jonica, Roccella Jonica, Siderno.
Fino al 2 settembre 1943 i bombardieri inglesi sganciarono bombe lungo la linea ferrata, su fabbriche, strade, ponti, colpendo anche case di civile abitazione e causando morti tra la popolazione civile.
Il 3 settembre 1943, a Cassibile, il generale Castellano firmò la resa dell’Italia presso il quartier generale degli Alleati. Lo stesso giorno truppe angloamericane e canadesi sbarcarono in Calabria a Villa San Giovanni, Archi e Reggio, mentre contemporaneamente i Tedeschi iniziarono la ritirata verso Castrovillari.
Sui piani d’Aspromonte l’avanzata degli Alleati venne osteggiata con coraggio dalla divisione Nembo del Regio esercito italiano.
Il 5 settembre, i comandi militari alleati - britannici in particolare - constatata l’impossibilità di avanzare facilmente lungo il Tirreno, dove i Tedeschi avevano distrutto, ritirandosi, ponti e strade, e data la difficoltà di valicare l’Aspromonte, inviarono le avanguardie lungo la statale jonica 106. Queste si fermarono presso Bova, Capo Spartivento e Brancaleone, dove nello stesso giorno 5 settembre 1943 vennero raggiunte dalle truppe canadesi. Il generale inglese Montgomery ordinò allora di raggiungere Catanzaro.
La sera del 7 settembre 1943, le truppe del XIII Corpo d’armata britannico occuparono Nicotera sul Tirreno, Taurianova nell’interno e Siderno Marina sul Jonio; in quest’ultimo paese, durante  l’occupazione tedesca era schierata la 29^ divisione Panzergrenadier.
L’8 settembre 1943, alle ore 19.45, Pietro Badoglio annunciò per radio alla Nazione la firma della resa incondizionata dell’Italia. Era la fine della guerra accanto alla Germania nazista e l’inizio della Resistenza.
Contemporaneamente i Tedeschi iniziarono l’operazione definita “Alarico”, che prevedeva il disarmo dell’esercito italiano e l’occupazione militare dell’Italia.
Tra l’8 e il 9 settembre l’Esercito italiano, senza direttive, si sciolse in poche ore e tragica fu la situazione di molti militari, sia soldati che ufficiali, che si ritrovarono a dover combattere con i Tedeschi che fino al giorno prima avevano al fianco in qualità di alleati.
Buona parte dei soldati italiani si sbandarono anche per non finire prigionieri dei Tedeschi e numerosi sbandati del Regio Esercito invasero le strade d’Italia e del Mezzogiorno ed a piedi cercarono di far ritorno a casa; buona parte di loro per sfuggire ai rastrellamenti dei Tedeschi si nascosero presso conventi, monasteri, santuari e ricoveri di fortuna.
Anche il Santuario di Maria Santissima della Montagna di Polsi, che già dava assistenza a persone anziane e ai ragazzi poveri che ivi studiavano, dopo l’8 settembre del 1943 accolse numerosi ufficiali e soldati del Regio Esercito ormai “sciolto” che erano sbandati, dando loro assistenza, vitto e alloggio.
Per cui ben presto le provviste già scarse vennero meno e il Superiore del Santuario mariano, l’arciprete don Antonino Pelle, si premurò di scrivere nel dicembre del 1943 una lettera al Prefetto di Reggio Calabria, affinché lo stesso provvedesse di rifornire il Santuario di Polsi di vettovaglie e quant’altro serviva per dare assistenza a coloro che ivi venivano assistiti, compresi i soldati.
Nella lettera - che di seguito si riporta - si legge:
Abbazia del Santuario di Polsi
All’Eccellentissimo Signor Prefetto di Reggio Calabria
Eccellenza,
in qualità di Superiore dell’Abbazia del Santuario di Polsi, Comune di S. Luca, espongo quanto segue.
Il Santuario di Polsi, sito ai piedi di Montalto, dista dalla ferrovia quaranta chilometri; da otto secoli esercita in quelle montagne non solo attività religiosa per cui da luglio a settembre vi è un afflusso di parecchie decine di migliaia di pellegrini dalle tre provincie di Calabria e dalla Sicilia, ma una grande attività assistenziale durante l’inverno.
È stato sempre considerato come il piccolo S. Bernardo della Calabria; vive di questua sempre autorizzata dalla Regia Questura. Quest’anno la questua che si effettuava da luglio a settembre non ebbe luogo per gli avvenimenti bellici e versa in strettissime condizioni economiche. Vi era una discreta provvista di patate e poco grano, prodotti del luogo; ma per il troppo afflusso di soldati ed ufficiali del R. Esercito sbandati furono consumanti sei quintali di pane, dieci quintali di patate e circa un quintale di olio oltre gli ortaggi e carne delle mandrie dell’Abbazia.
Tutto fu dato gratuitamente. Così le nostre modeste riserve furono consumate.
Dato lo scopo assistenziale del Santuario, prego l’Eccellenza Vostra venga in aiuto con generi alimentari per i pochi vecchi ricoverati, per i figlioli poveri che ivi studiano.
La convivenza è di oltre cinquanta persone se si considera che ivi ogni giorno vengono assistiti i passeggeri, i Carabinieri Reali e guardie campestri che ivi trovano ospitalità quando per ragioni di servizio perlustrano quelle località, non potendo ritornare alle proprie sedi.
Voglia l’Eccellenza Vostra accogliere quanto sopra esposto e gradisca i ringraziamenti più sentiti, assicurando che faremo preghiere alla Madonna della Montagna per la vostra salute e prosperità della vostra famiglia.
Polsi 31 Dicembre 1943
Devotissimo Arciprete Antonino Pelle Superiore dell’Abbazia del Santuario di Polsi
(Fonte: Archivio di stato di Reggio Calabria, fondo Prefettura u.v., busta 68 San Luca)
La richiesta dell’Arciprete di Polsi venne sostenuta pure dal sindaco di San Luca che il 18 febbraio 1944 inviò una missiva al Prefetto di Reggio Calabria in modo che provvedesse ad aiutare il santuario nella sua opera di sostegno ai pellegrini e ai soldati sbandati viste le disagiate condizioni economiche.
Nella missiva del sindaco di San Luca si legge:
Eccellenza Prefetto Reggio Calabria - Con riferimento alla nota sopra indicata riferisco a V.E. Quanto appresso. Il Santuario di Polsi, piccola frazione di questo Comune, com’è a conoscenza di V.S. è situato alla falde del Montalto e dista da questo centro Km. 20 di ia mulattiera. Esso che viveva esclusivamente di elemosina mediante questua che ogni anno veniva effettuata dagli eremiti, è venuto ora a trovarsi in una disagiata condizione economica causata dagli eventi bellici che per poco non portò alla chiusura del convento. Solo una volontà superiore a quella dell’uomo ha potuto ancora far tenere aperte le porte del convento e dare il solito asilo ai tanti viandanti che costretti da necessità attraversano quel remoto luogo.
Invi ogni pellegrino ed ogni agente di P.S. veniva accolto e rifocillato e nessuno poteva abbandonare il Santuario senza prima ricevere il ristoro di una calda pietanza. L’Abbazia che viveva di elemosine non lesinava di dare assistenza assistenza a quanti ne avevano bisogno.
Ma il terrore della guerra mise anche un fermo a quella che era l’abbondanza del convento. Quel poco di economia che ancora vi esisteva è stata messa religiosamente a disposizione dei nostri soldati sbandati durante le giornate che ebbero inizio dal 3 settembre 1943 e che quotidianamente attraversavano quella località per raggiungere il posto cui erano stati comandati. Cosicché ora, il santuario, è venuto a mancare di tutto, Vive esclusivamente con la razione di pane che preleva da questi esercenti e lascio perciò considerare all’E.V. il sacrificio cui vanno giornalmente incontro i religiosi che lo abitano. Quindi la richiesta avanzata dal Superiore del Santuario è fondata sotto ogni riguardo e merita la considerazione del caso anche per un omaggio alla SS. Vergine di Polsi che Regina di quella montagna invita al più grande rispetto e devozione. All’E.V. che come ogni buon calabrese è di animo generoso e di una religione che nessun evento riuscirà a spezzare, non rimarrà indifferente alla parola di aiuto che il Priore del Santuario vi rivolge. Ciò costituirebbe una grande atto magnanimo e di giustizia da parte dell’E.V. in quanto una eventuale assegnazione di generi alimentari a questa Abbazia solleverebbe dalla terribile crisi economica il personale religioso del convento. Restituisco l’esposto. Il Sindaco.

Autore: 
Domenico Romeo
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