Il teatro di Pino Carella sbarca in Sicilia

Lun, 13/03/2017 - 13:00

È una grande soddisfazione per quanti amano la Locride e la sua cultura l’invito rivolto dal “Teatro Stabile Nisseno” di Caltanissetta al nostro prestigioso commediografo e regista teatrale Pino Carella a presentare, domenica 12 marzo, al Teatro di Montedoro, la sua coinvolgente commedia “A ruga vecchia”. L’invito è stato rivolto alle tre migliori compagnie teatrali calabresi. E il fatto che quella del Carella rientri in questa triade non può che renderci orgogliosi per il giusto riconoscimento a un artista come Pino, che sul palcoscenico lascia brandelli d’anima. Quindi, con la sua compagnia, Pino porterà sul palcoscenico un lembo di quella dolce Calabria antica che, per quanto sbiadita sotto i colpi di maglio di un globalismo e di una tecnologia sempre imperversanti, resta continuamente viva nel cuore di quanti l’hanno vissuta e la ricordano con ammaliante nostalgia. Era un microcosmo la ruga, ma un microcosmo che come una goccia di rugiada rifletteva tutto il mondo circostante. Era un microcosmo dove la vita si snodava a misura d’uomo senza eventi che ne scalfissero il placido tran tran. E questo mondo Pino, acuto osservatore, l’ha colto nella sua essenza, l’ha interiorizzato e ce lo restituisce sotto forma di una commedia che fa sì ridere e come, ma che come tutti i capolavori teatrali fa anche pensare e persino piangere. È un’ironia amara quella di Pino. È l’ironia di chi, pur notando con indulgenza gli eventi della vita ed evidenziandone i paradossi e alcune grottesche vicende, non può esimersi dal chinarsi con pietà su alcuni personaggi colpiti dalla sventura. È la sua naturale bontà che lo porta a far questo. È la naturale bontà di chi nella vita ha sofferto tanto, di chi troppo presto è stato annichilito da morti immature e, comprendendo il dolore altrui, se ne fa generosamente carico. Eh sì, perché dietro la maschera allegra di Pino si nasconde uno degli uomini più buoni e disponibili che abbia mai conosciuto, con una carica di umanità che ha del trascendentale. E che a lui piaccia o no, tutto questo nelle sue commedie si vede e si sente. La commedia ha un sottotitolo “Ciopa”, la quale, per chi non lo sapesse - e io non lo sapevo perché il mio dialetto è un po’ diverso da quello roccellese – è una poco di buono, una di quelle ragazze che una volta, con la faciloneria tipica di chi giudica senza sapere, erano definite “perdute” ma che “perdute” non erano per niente. Anzi.
Sì, “A ruga vecchia” ci presenta l’allegro mondo di Pino, i piccoli litigi tra le vicine, gli immancabili pettegolezzi, il ciabattino eternamente stitico, insomma un mondo vivace e ricco di trovate e anche molto allegro e colorato. Insomma, un arioso affresco sul quale sembra soffiare sempre il lieto vento della primavera. Ma a sublimare questa briosa commedia è lei, la “Ciopa”: una ragazza che ha sofferto tutto ciò che nella vita una ragazza può soffrire. Orfana, stuprata da un patrigno bestiale; costretta ad abortire diverse volte a opera di una “mammana” che per l’orrendo lavoro usa i lunghi aghi dei lavori a maglia; vittima delle maldicenza delle vicine che le si rivolgono con sorrisetti maliziosi quando lei ospita per la notte un arrotino che poi risulta essere suo fratello, questa ragazza, pur avendo ogni diritto di odiare il mondo intero, vuole, invece, bene a tutti. È una santa, la “Ciopa”, è un fiore che, nato dal silenzio e dal dolore, irradia col suo profumato splendore persino le pettegole che le stanno intorno. Elevata da Pino a simbolo della generosità e del perdono, la Ciopa, se il teatro dovesse avere una santa protettrice, avrebbe tutto il diritto di esserlo lei. E in questo personaggio traspare evidente anche la bontà di Pino, sempre affannato in un generoso volontariato e a salvare tanti ragazzi dalla insidie della strada: un atto d’autentica umanità che vale più di tutte le commedie di ogni tempo e luogo.

Autore: 
Mario Nirta
Rubrica: 

Notizie correlate