Il ponte maledetto

Sab, 02/11/2013 - 11:28

È senz'altro un vero gioiello e una pietra miliare nella storia dell'ingegneria mondiale il colossale viadotto realizzato nel 1960 dall'ingegnere-architetto Riccardo Morandi, che sovrasta imponente l'ampio vallone della Fiumarella congiungendo le due estremità dello sperone roccioso su cui sorge la città di Catanzaro. Un'opera ardita, riassunto delle soluzioni già adottate  dal Morandi in tanti precedenti lavori  quale geniale interpretazione della tecnica del cemento armato precompresso. Un ponte dai primati invidiabili: primo in Italia e secondo nel mondo per altitudine (oltre i 1200 m.) e, all'epoca dell'inaugurazione (1962),secondo ponte ad arco singolo in cemento armato al mondo per ampiezza della luce.
È  conosciuto, dal nome del suo costruttore, come viadotto Morandi ma anche, dal nome di un illustre cittadino catanzarese, come viadotto Bisantis pure se i locali lo denominano, in genere, col nome di “U ponta a Catanzaru”. Ma a questi tre nomi se ne aggiunge anche un altro, spesso sussurrato e accompagnato dal segno della croce: Il Ponte dei suicidi (o Ponte maledetto). Ha infatti egli assunto una ben triste eredità dal precedente ponte di Siano  cui è subentrato anche in relazione al suo ben già conosciuto fardello. Nonostante sia stata più volte alzata la recinzione laterale, anche il nuovo ponte continua a essere meta di persone in balia a depressione o a squilibri psichici e che, trovato sempre un punto debole all'interno delle protezioni laterali, lo attraversano per poi buttarsi nel vuoto. Molti i tentativi di suicidio sventati casualmente o fortuitamente, non pochi, purtroppo, quelli riusciti ( si parla di una ventina e più solo negli ultimi anni). E la già ben triste cronaca viene tingendosi di cupo mistero quando si arricchisce di numerose testimonianze di Catanzaresi in tragitto sul ponte durante la notte. Molti raccontano, infatti, di avere intravisto delle pallide ombre poggiate contro gli argini nell'atto di guardare giù e poi subitamente sparite senza lasciare alcuna traccia… Fantasmi delle vittime che ritornano periodicamente sul luogo del loro folle volo? Solo leggende metropolitane, si pensa dai più, mentre la notte accende la luce dei lampioni sul maestoso viadotto  e le ombre continuano mestamente a scivolare lungo i suoi argini in ricorrenti, spettrali parvenze. Grandezza e povertà umane legate assieme in un assurdo quanto ormai naturale connubio.