Il mancato vescovo di Locri nominato arcivescovo di Manfredonia

Dom, 10/02/2019 - 18:40

Sono terminate in Puglia le cerimonie che hanno consacrato la nomina del nuovo arcivescovo. È stata una lunga avventura quella che ha portato a governare la diocesi di Manfredonia, Vieste e San Giovanni Rotondo il padre Franco Moscone, oggi generale dei padri Somaschi, che gestiscono a Genova Nervi il collegio Emiliani sul rettilineo dell’Aurelia che immette nella cittadina fiore delle bellezze rivierasche. I Padri somaschi hanno case in tutto il mondo tra cui una a Martina Franca, ridente cittadina nella quale ogni anno si svolge un famoso festival teatrale. E un convento altrettanto noto a Roma sul colle dell’Aventino, dove si celebrano fastosi matrimoni nella basilica di Sant’Alessio. Nato ad Alba, conterraneo di Beppe Fenoglio, il padre Moscone ha trascorso molti anni nel convento di Nervi, come docente di filosofia e preside di questa benemerita istituzione che da sempre coniuga impegno educativo e saggezza culturale. Attivissimo nella vocazione missionaria della congregazione fondata dal santo Gerolamo Miani, cittadino veneziano nel 1600, salito agli onori dell’altare per avere sempre tutelato la gioventù abbandonata, il padre Moscone ha sempre sfidato con buon senso e intelligente impegno i labirinti della pratica religiosa con determinazione e rigore esemplare. In Calabria vescovi delle diocesi locali e i fedeli dovrebbero interrogarsi su un fatto abbastanza clamoroso. Sulla stessa nostra rivista “Riviera” era comparsa la notizia circostanziata della sua avvenuta nomina a vescovo di Locri. Questo tre anni fa, quando dopo la normale istruttoria segreta, che compiva sondaggi tra i confratelli e le persone che con Moscone avevano avuto rapporti, era trapelata la notizia da fonti vaticane che Locri sarebbe stata la sede di destinazione. Il gradimento dei consultati era stato alto e nei giornali della Calabria era apparsa la notizia certa della nomina. Nomina che non andò mai in porto. Da quel che si seppe, (i “flatus vocis” non disdegnano neanche la curia romana), pare che ci fosse stata una sollevazione contraria alla investitura da parte di molti vescovi locali, intimoriti dalla fama di mite ma determinato organizzatore senza orpelli e cerimoniosità esteriori, di questo piemontese gioviale e severo.
Improvvisamente, il 17 ottobre scorso, il padre Moscone fu convocato in Vaticano dal nunzio apostolico per l’Italia, lo svizzero Emil Paul Tscherrig che, imponendogli riservatezza, gli comunicò che il 3 novembre sarebbe stato dato l’annuncio dell’avvenuto incarico. E così è stato. Non c’era stato bisogno di ulteriore istruttoria. In curia, a Roma, sostengono ridendo che la candidatura era “dormiente”. Preso di sorpresa padre Moscone ammette: “Ho continuato il mio impegno senza guardarmi indietro. Mi aspetta molto lavoro: San Giovanni Rotondo è sede importante per la santa immagine di Padre Pio e le molte attività caritative che ruotano intorno al santuario, soprattutto l’ospedale. Come genovese di adozione sono molto contento di potere essere ospite delle strutture architettoniche create da Renzo Piano”.
È stato il vescovo di Alba a comunicare alla madre Maria Giovanna del neo vescovo la nomina e a promettere che la prima investitura sarebbe avvenuta proprio nella cittadina piemontese. E così è stato. A Nervi, colleghi ed ex alunni ricordano il professore Moscone con emozionato affetto. In questi giorni purtroppo la mareggiata ha distrutto la facciata del collegio, che ora vede allagati il refettorio e molte aule del cortile. Il professor Moscone, in une lettera semplice e austera chiede che gli vengano evitati titoli roboanti: “Preferisco continuare a essere chiamato padre Franco”. Nel mentre chiede anche che eventuali doni siano devoluti in opere di carità. Ad Alba, attorniato da centinaia di compaesani, il vescovo Moscone ha citato dapprima Madre Teresa di Calcutta: “Seguiamo il suo esempio e facciamoci guidare dal Signore”. Poi, tra l’emozione dei presenti, ha ricordato il giovane eroico giudice siciliano Rosario Livatino, coraggioso testimone e difensore senza paura della giustizia tra gli uomini. Il vescovo Moscone ha citato questa suggestiva riflessione di Livatino: “Vorrei essere ricordato non come credente, ma soprattutto come persona credibile”. Nella terra della organizzazione criminale Sacra Corona Unita, monsignor Moscone inizia un viaggio con la benedizione del suo conterraneo Francesco con il quale, quando si incontrano, parlano sempre in dialetto piemontese con reciproca soddisfazione. Nell’ultima settimana di gennaio, dopo Manfredonia città, nella quale il vescovo Moscone ha riflettuto sulla bellezza delle distese marine strumenti di fratellanza tra gli uomini e l’incontro con la popolazione di Vieste, il giorno 2 febbraio l’ingresso nella cattedrale di San Giovanni Rotondo, invocando un itinerario di consapevolezza solidale attraverso l’impegno cristiano, attenti alla testimonianza concreta di valori che hanno solo nella carità il frutto prezioso del donarsi agli altri. E ha detto: “Siamo profeti se apriamo strade, se costruiamo ponti, se edifichiamo case: allora saremo profeti”. E la sua attenzione ancora verso il dolore umano e alla “casa sollievo della sofferenza” per meditare: “Saliamo su questo monte pregando. Signore, il tuo volto io cerco”.
Un’omelia senza retorica, attenta alle ricchezze dei comportamenti solidali e alla ricerca della fraternità, sotto gli stimoli della più alta delle virtù teologali: la carità.
Non a caso il motto scelto dal vescovo Moscone recita “Servire ecclesiae et pauperibus”. La sua esperienza nel mondo dei poveri dalla Nigeria, alle Filippine, all’Albania (il vescovo di Tirana ha concelebrato con lui) a Santo Domingo renderanno proficua e autentica la comunità ecclesiale così come impostata dal papa Francesco: una chiesa orizzontale nella quale il pastore cammina fianco a fianco con i fratelli.

Autore: 
Matteo Lo Presti
Rubrica: 

Notizie correlate