Il genio

Dom, 14/01/2018 - 16:00

Ai miei occhi il dottor Nicola Gratteri è un “genio” e se avrete la pazienza di leggere l’articolo (si fa per dire) constaterete che non c’è sarcasmo nelle mie parole.
Se avesse scelto di fare il cuoco sarebbe stato un artista del cibo; personalmente non garantirei molto sul sapore e sulla qualità della sua cucina ma nel presentare al tavolo la pietanza Egli sarebbe stato ineguagliabile.
Ama il flambé!
In un sala a luce socchiuse presenta il piatto avvolto nella fiamma assolutamente consapevole di quali morbose fantasie si possano accendere con un uso sapiente di luci fiammeggianti e di ombre.
Sa dosare magistralmente il “sale”, gli “odori”, “sapori" e persino i “colori”.
E quando la sala si illumina l’artista si proietta alla ribalta.
Nelle sue “retate” l’alto numero di arrestati corrisponde alla fiamma del flambé che deve calamitare lo sguardo, senza mai trascurare gli ingredienti sapientemente mescolati: una giusta dose di mafia combinata con la casta politica anche e soprattutto di piccolo taglio, si aggiunge un poco di imprenditoria, all’occorrenza una piccolissima dose di massoneria e oplà il piatto è pronto per esser consumato anche da palati sopraffini. Meglio se condito con qualche intercettazione decontestualizzata e opportunamente selezionata.
Questa volta il tutto è stato bollito nelle acque dello Stige, fiume infernale, metaforicamente spostato in Calabria per dare il nome ad una operazione con 170 arresti, definita dal dottor Gratteri la “più importante negli ultimi 23 anni”.
Non ho elementi per giudicare l’operazione “Stige” e non escludo possa trattarsi di un’inchiesta coraggiosa, perfetta, giusta, opportuna e equilibrata.
Il tempo solitamente è galantuomo (ma non sempre) e ci dirà la verità. Personalmente mi auguro di non ritrovarci, ancora una volta, con tante vite di innocenti spezzate, tante attività economiche fallite e con l’immagine della Calabria ancora più seriamente compromessa.
Il mio scetticismo non nasce da turbe caratteriali (che ci sono) ma da una riflessione sulle drammatiche esperienze del passato che hanno avuto il suggello della Storia. Tali esperienze ho avuto modo di ricordarle più volte ed eviterò di farlo ancora! Pretendo però, come calabrese, di non essere trattato da ammalato di Alzheimer e di avere il diritto e il dovere del ricordo.
Ce lo avremmo tutti questo dovere anche se spesso preferiamo rimuovere i ricordi per “quieto vivere” e anche per questa ragione la Calabria muore!
Ciò premesso dico senza peli sulla lingua che Gratteri non ha creato e non è responsabile di questo sistema forcaiolo, ingiusto, disuguale, sommario che vige in Calabria. Un sistema che opera in spregio alla Costituzione che nella nostra Regione è come la virtù di Bruto: “nome vano”.
E a questo punto il passaggio diventa delicato ma è fondamentale capirlo: è il “sistema” che ha creato “Gratteri” e non viceversa. E se non ci fosse stato Lui, altri mille avrebbero avuto l’ambizione di ricoprire il suo posto.
La sua genialità è stata quella di capire perfettamente le esigenze delle classi dirigenti in un determinato momento storico, dimostrandosi un genio nello sbaragliare una fitta concorrenza di “politici”, “PM”, prefetti, questori, burocrati nell’interpretare il ruolo.
Bisognava assicurare la continuità e la legittimità di uno Stato compromesso fino al collo con la 'ndrangheta e Gratteri l’ha fatto magistralmente arrivando - per queste ragioni - oltre l’anticamera del Ministero della Giustizia.
In Calabria, bisognava far dimenticare quaranta anni di solida alleanza Stato-ndrangheta; 40 anni in cui lo Stato ha consentito alla 'ndrangheta di uccidere, di sequestrare le persone, di estorcere, di imporre le proprie leggi.
Far dimenticare i patti taciti raggiunti con l’operazione Marzano e con il summit di Montalto con cui si delegava alla 'ndrangheta più feroce la gestione dell’ordine pubblico in Calabria.
C’era un solo modo di farlo: mettere alla sbarra il popolo calabrese e creare “miti”, “dei” ed “eroi” in grado di legittimare agli occhi degli ingenui l’azione di uno Stato che aveva scelto di sacrificare la Calabria.
Lo si è fatto con migliaia di innocenti arrestati, e introducendo nei fatti un triste regime di stato di polizia.
S’è fatto un autentico “capolavoro”!
Machiavelli ne sarebbe rimasto ammirato.
Da questa lunga esperienza viene fuori una Calabria ogni giorno più debole e una 'ndrangheta geneticamente cambiata ma ugualmente forte.
Gratteri ha solo recitato il ruolo che gli è stato attribuito con genialità e fantasia. Consapevolmente o meno non saprei dire. Un ruolo concepito nel cuore pulsante del sistema che non batte in Calabria. Da ciò nasce la mia convinzione che bisogna battersi per lo Stato di diritto evitando la lotta a una singola persona che oltre che a essere inutile è anche stupida e fallimentare.
L’unico rilievo che mi sentirei di muovere al PM di Catanzaro è quello di lasciar perdere le pose “rivoluzionarie”. Il suo “ruolo” non è nuovo e serve per conservare un sistema che in Calabria è vecchio come il cucco.

Autore: 
Ilario Ammendolia
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