Il ‘700 della Vallata del Torbido protagonista del nuovo libro di Pittari

Dom, 13/01/2019 - 18:20

È ancor fresco d’inchiostro “L’apprezzo della Camera marchesale di Gioiosa Jonica del 1742”, scritto da Giovanni Pittari per Promocultura ed., Gerace (RC), 2018, pp. 472, che fa parte della collana: ‘Fonti per la storia del Mezzogiorno moderno’, e offerto come strenna di Natale.
Si tratta di un libro, da tempo annunciato, che presenta documenti tutti inediti, tutti di prima mano, sconosciuti, forse ritenuti di poco conto dagli ‘storici’ di casa nostra, che ora vengono proposti ai cultori della materia e non solo, col precipuo intento di contribuire a una ulteriore conoscenza del ‘Settecento’ nel territorio della ‘Vallata del Torbido’. Un secolo, questo, poco studiato e per nulla contestualizzato che ha tanto da raccontarci dato che la storia spesso fonda le sue radici su basi prettamente romantiche, come piace ai più, e non sui documenti. Una cattiva abitudine, questa, consolidata nel tempo, che spesso trasmette chi fa ‘storia’ e, di rimando, ‘avvelena’ la ricerca.
E proprio per non scadere in uno scientismo di maniera, in inutili quanto sterili e illogiche provocazioni, Giovanni Pittari legge il territorio con materiale conservato in scaffali ammuffiti d’archivi pubblici o trascurato in biblioteche private che ha raccolto in anni di indagine, e che ora mette a disposizione dei ‘cultori’ della materia. Ovviamente le ‘fonti’ proposte presentano molteplici sfaccettature e utilizzazioni legate a nomi, persone, località, produzioni agricole, ecc. anche perché la storia è memoria collettiva e insieme di tradizioni culturali che incidono sul presente.
E per acquisire ulteriori elementi attendibili, l’autore mette a confronto i documenti di Casa Caracciolo con il “Libro della stima de’ beni di tutto il territorio di questa terra di Giojosa in Provincia Calabria fatto dagli apprezzatori eletti in pubblico parlamento dall’Università della terra suddetta, per la formazione del Catasto Universale”, che si trova nell’Archivio della Regia Camera della Sommaria di Napoli. Tutto ciò per definire in maniera tangibile e senza pregiudizi l’esatta situazione socio-economica del territorio di Gioiosa Jonica, sul presupposto che le stime sono state effettuate dagli stessi apprezzatori.
Un documento alquanto interessante riportato nel volume riguarda i “Beni che si possiedono in questa terra di Giojosa immuni, ed esenti da buonatenenza, ò d’altri pesi fiscali dell’Illustre D. Gennaro Maria Caracciolo, Duca di Girifalco, ed Orta e Marchese di questa terra di Giojosa”.
E come se ciò non bastasse, per capire meglio gli ulteriori passaggi che avvengono in Gioiosa nel Settecento, Pittari si è avvalso, pure, di un volume da tutti sconosciuto, che fa parte di una biblioteca privata e di un manoscritto introvabile dove vengono riportati i beni della Famiglia Caracciolo di Arena nel Comune di Gioiosa Jonica ed elencati tutti i fondi e oliveti, con i relativi introiti, che esistono nel feudo di Gioiosa, formati rispettivamente nel 1809 e nel 1818.
Possiamo, allora, assentire che ancora una volta l’autore è andato alla ricerca delle nostre radici attraverso documenti incontestabili, sicuri e che ora propone alla nostra riflessione.
Di rimando, ritornano attuali gli scritti di Marc Bloch che considera la storia “scienza degli uomini del tempo, oppure un dialogo senza fine tra il presente e il passato” e che il vero soggetto della storia è l’uomo, e la storia così intesa vuole parlarci degli uomini al di là delle forme sensibili del paesaggio, degli arnesi, delle macchine, degli scritti apparentemente freddi.

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