Finire in carcere “A me non può succedere”, forse lo pensava pure Mike Bongiorno

Dom, 31/03/2019 - 11:20

Sono stato ospite di una trasmissione televisiva su Telemia, dove si è parlato del nuovo libro di Ilario Ammendolia, “La ‘ndrangheta come alibi”. Con me in studio c’erano Ilario, Giuseppe Mazzaferro, editore e conduttore del programma “Calabria Sud”, e Franco Sorgiovanni, memoria storica di Stilo e corrispondente del Quotidiano del Sud. Abbiamo discusso del libro in modo acceso, ma anche della nostra terra, delle ingiustizie e delle giustizie, in modo serio e coinvolgente. Tra i temi del libro che attraversa la storia della nostra terra degli ultimi 73 anni, uno spaccato degli ultimi anni del nostro territorio, dalla Repubblica Rossa di Caulonia a Montalto, dalla Jonica Agrumi al caso Mimmo Lucano, oltre ad un analisi di alcune delle più famose operazioni, che hanno coinvolto molte persone e dalle quali sono risultati pochi condannati. Una per tutte l’operazione “Marine” che portò in carcere 130 persone e si concluse con soli 6 condannati. Questo per dimostrare che per debellare il fenomeno mafioso si è utilizzato un sistema detto “a strascico” che ha portato in carcere molti innocenti al contrario di quello che garantisce la Costituzione italiana, che ricordiamo è stata scritta dai padri costituenti con il sangue dei figli e dei parenti, proprio per garantire uno Stato uguale per tutti. Su questo tema l’atmosfera in studio si è riscaldata perché per chi ha vissuto la nascita della Prima Repubblica, come Ammendolia, sa che il carcere e le ingiustizie sono la prima forma di mancanza di democrazia. Si è venuta, quindi, a creare una contrapposizione, che comunque ritengo positiva perché parlare di un problema è l’inizio della sua soluzione. C’era chi sosteneva che una persona, prima di essere dichiarata colpevole, passa attraverso tre gradi di giudizio per cui, anche se si viene arrestati, poi alla fine chi è innocente viene liberato. Per Ilario, ma anche per me, questo è stato un ragionamento aberrante, e dopo che lo stesso Ilario si è alzato per affermare che nessun innocente può fare il carcere senza motivo, ha posto una domanda: “ma se succedesse a te?”. La risposta è stata, “a me non può succedere”. Sono rimasto senza parole, perché facendo questo lavoro ho incontrato molte persone la cui vita è stata violentata per un’ingiusta detenzione oppure per uno scambio di persona, così come ho incontrato famiglie distrutte dalla bestialità della ndrangheta. Capisco la durezza dell’argomento e l’enfasi dello scontro ma forse durante la trasmissione non ci si è resi conto della gravità di questa frase, proprio per questo la ripropongo, e penso che forse bisognerebbe ogni tanto rileggere la storia per capire che tutti sono dei possibili carcerati.
La vita spesso riesce a spiegare con fatti concreti come dare le cose per scontate non è figlio della conoscenza. Per caso la sera stessa mi capita di vedere un video dei Telegatti del 1987, il posto più impensabile dove si possano trovare pillole di saggezza o verità assolute. In questo video c’è Mike Bongiorno che chiama a premiare Indro Montanelli. I due raccontano dove e come si sono conosciuti. Montanelli spiega alla platea che sono stati galeotti insieme nel maggio del 1944, a San Vittore. Montanelli venne arrestato nel 1943 insieme alla moglie per aver diffamato il regime, mentre Mike era stato arrestato perché era una staffetta partigiana, entrambi sfuggirono alla fucilazione del 1944, Indro fuggì in Svizzera mentre Mike entrò in uno scambio di prigionieri con gli Stati Uniti. Questo video mi ha dato una risposta esemplare. Purtroppo vi ho visto anche una similitudine tra l’Italia del regime e il regime che oggi sembra essere imperante anche nella nostra terra che, come diceva Pasquino, subisce una criminalizzazione superiore alla criminalità, rendendo la gente che vive qui vittima due volte. Analogia preoccupante che conferma la mia idea che questa terra venga vista da chi governa come colonia. Per fortuna la mia idea è confortata anche dai numeri, perché in un recente studio del Partito Radicale si afferma che sul totale della popolazione carceraria, esclusi gli immigrati, la maggioranza dei detenuti in Italia vengono da tre regioni, Sicilia, Campania e Calabria.

Autore: 
Rosario Vladimir Condarcuri
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