Dean De Leo: “L’analisi dei dati in tempo reale cambierà la Calabria”

Dom, 21/04/2019 - 18:00

Da Locri a Macao per parlare di analisi dei dati in tempo reale e di come l’informatica possa cambiarci la vita. La scorsa settimana, Dean De Leo, oggi dottorando presso l’università di Amsterdam, ha tenuto una conferenza che ha cercato di illustrare a una platea specializzata i capisaldi del “data analysis” e illustrare le sue diverse applicazioni nella vita di ogni giorno. L’abbiamo intervistato per approfondire l’argomento e cercare di capire come potrebbe migliorare le nostre vite.
Eccellere nelle facoltà informatiche, un campo non sempre tenuto in grande considerazione nel nostro Paese, non è mai semplice, ma diventa ancora più complicato quando si parte da una realtà provinciale come quella della Locride. Che percorso ha intrapreso, un ragazzo di Locri, per affrontare lo studio di questa materia?
Da ragazzino mi piaceva assemblare e giocare con i computer, mi incuriosiva la possibilità di creare immagini o siti con semplicità. Cellulari e computer non erano pervasivi come oggi e così, anche per differenziarmi, con un po’ di ingenuità, ho deciso di intraprendere informatica con l’intento di coltivare questa mia passione. La provenienza o la preparazione certamente possono aiutare ad affrontare il primo anno ma, una volta superato questo scoglio, che si venga da una provincia oppure no, ci si ritrova finalmente tutti sullo stesso livello e solo la volontà o la dedizione contano davvero per completare il percorso di studi.
Il confronto con una realtà diversa da quella d’origine, soprattutto se periferica, risulta il più delle volte molto spaesante. Quali sono state le tue sensazioni quando ti sei trovato lontano da casa?
Quando sono partito, prima per l’università e poi per l’estero, ero contento e pieno di energia. Avevo voglia di vedere cose nuove e vivere esperienze diverse. All’inizio, è vero, ci si può sentire disorientati. Le interazioni con le persone possono essere diverse e, talvolta, può creare disagi provare a interagire con gli altri. Ma, alla fine, il desiderio di conoscere cose nuove (o il mero spirito di sopravvivenza) prevale. Non solo si riesce, quasi sempre facilmente, a superare le difficoltà che si possono incontrare sul cammino, ma si cresce interiormente, si diventa indipendenti e si vivono nuove emozioni. Partire o viaggiare fuori dall’Italia non deve essere vissuta come un’esperienza che generi ansia, ma come un’avventura in grado di arricchirci.
Non si può negare, in effetti, che i calabresi abbiano una grandissima capacità di adattamento. Ne è una prova lampante il fatto che siano in grado di eccellere quasi ovunque, una volta giunti all’estero. Quando hai cominciato a sentirti a tuo agio?
All’estero mi sono sempre ritrovato in ambienti di lavoro in cui erano presenti molti ragazzi di tante nazionalità. Confrontandoti con loro scopri che la nostra preparazione universitaria è la base ideale per “affrontarli” ad armi pari. D’altra parte, è ormai facile incontrare e conoscere ragazzi che partono per tornare a lavorare in Europa. Si tratta di giovani che spesso hanno studiato in Calabria ma che, per mancanza di opportunità legate alla propria laurea, sono stati praticamente costretti a emigrare. Se all’estero hanno trovato lavoro agevolmente significa che le loro competenze non sono affatto scarse, giusto?
Entriamo nel dettaglio della materia di tua competenza: quali sono stati punti nodali della conferenza che hai tenuto a Macao e perché l’università ha deciso di mandarti proprio in Cina?
Il mio dottorato di ricerca si sviluppa attraverso pubblicazioni su riviste specializzate e conferenze scientifiche alle quali le università ci richiedono di prendere parte. Solitamente, le conferenze sono itineranti e ci portano a viaggiare un po’ ovunque per il mondo. L’incontro di quest’anno, al quale ho partecipato in qualità di relatore, si è svolto a Macao, mentre quello dell’anno prossimo sarà a Dallas, negli Stati Uniti. L’argomento della mia ricerca ha a che fare con l’analisi dei dati in tempo reale. Quando si parla di analisi dei dati, si intende quasi sempre un esame svolto in un momento successivo a quello di raccolta, dopo che gli stessi sono stati trasferiti in uno strumento di analisi apposito da un’altra fonte. Il mio lavoro, invece, aggiunge un “mattoncino” alla ricerca relativa a come processare subito questi dati, non appena sono disponibili. Un lavoro importantissimo che, nel prossimo futuro, potrebbe permetterci, ad esempio, di rilevare un’emergenza attraverso i messaggi pubblicati dagli utenti su Twitter, o scoprire un tentativo di frode attraverso l’analisi delle transazioni economiche nel momento stesso in cui vengono acquisite.
In un mondo sempre più informatizzato, l’analisi dei dati come potrebbe influire concretamente sulle nostre vite?
L’analisi dei dati è parte di una vasta area informatica che prende il nome di “data science”. Lo scopo è quello di individuare particolari comportamenti o correlazioni nei dati digitali, quali essi siano. A livello commerciale è spesso usata per predire gli interessi di mercato, generare suggerimenti e ottimizzare lo sviluppo di nuovi contenuti o prodotti. Ma i campi d’uso sono più estesi e possono avere risvolti incredibili. Per esempio, un gruppo di miei colleghi coopera con l’ospedale universitario per individuare quali trattamenti sono più efficaci per certi tipi di pazienti nella cura del cancro, mentre un altro usa l’intelligenza artificiale per individuare la presenza di eventuali infezioni attraverso le immagini radiologiche.
Quando si parla di Locride il progresso informatico non è uno dei primi fattori che vengono in mente ma, sulla base della materia da te studiata, quale futuro vedi per il tuo comprensorio e per la Calabria in generale?
Penso che molti servizi informatici già presenti in altri Paesi potranno in breve tempo arrivare anche in Calabria. Sarà ad esempio possibile richiedere certificati o interagire con la pubblica amministrazione direttamente online, mentre le informazioni mediche saranno condivise via internet tra i soggetti interessati e le farmacie. Sono servizi che compreremo, ma che probabilmente continueranno a essere sviluppati altrove eliminando la burocrazia e migliorando la qualità della vita.

Autore: 
Jacopo Giuca
Rubrica: 

Notizie correlate