Carmelo Tripodi sulla situazione di Siderno: “Torniamo a fare politica”

Mar, 04/12/2018 - 10:00

“Un passato da recuperare e salvaguardare, un presente su cui riflettere, un futuro da costruire”.
Questo è stato lo slogan che ha accompagnato la campagna elettorale de “la Fabbrica di Pietro” 2015.
Ho fatto questa premessa non con l’intento di affrontare la storia della nostra cittadina dalle sue origini anche perché in tale direzione si sono cimentati e con notevole successo, molti studiosi locali, il canonico Macry il dott. Prati o il Sig. Scozzafava e via via da Gigi Malafarina a Giuseppe Errigo, da Luigi vento a Rocco Ritorto solo per citarne alcuni.
Il mio intento è quello, invece, di testimoniare le vicende della nostra città che per generale riconoscimento era divenuta una tra le più ridenti cittadine della Calabria. Sorta sulle linee dell’allora Piano Regolatore, che le ha consentito di avere una rete stradale di prim’ordine, caratterizzata da arterie dritte e larghe, da ampi spazi destinati a piazze e a pubblici giardini, al punto che con il passare degli anni era segno d’orgoglio dire “sono di Siderno” per quantità e qualità dei servizi, accrescendo sempre più in maniera naturale la voglia di coinvolgimento nei politici e nei cittadini.  Non è vergogna dire, per la storia del nostro paese, che via via con il passare degli anni dalle stelle… siamo passati alle stalle... Se è vero come è vero che nelle ultime elezioni amministrative è stata eletta un’amministrazione con a capo sindaco il Senatore Fuda, persona estremamente consapevole di questo e contestualmente delle necessità del paese, avrebbe dovuto, quanti altri mai, porsi subito al lavoro per affrontare le problematiche esistenti.
Quasi nulla è stato fatto, anzi, credo di non poter essere smentito, dicendo nulla. Tali erano e tali sono rimaste le condizioni in cui si dimenava il paese, anzi, attendo contraddittorio, sono ulteriormente peggiorate durante tre anni di gestione della ormai ex amministrazione, arrivando ad essere ancora una volta commissariata e anche questa è una storia che tutti conosciamo. Non è certo il bisogno di soddisfare il mio senso d’orgoglio di cittadino Sidernese, quanto piuttosto il desiderio di consegnare ai giovani sidernesi ed ai politici tutti l’invito ad amare il proprio paese e d’intraprendere da subito un’opera seria di ricostruzione, con entusiasmo ed impegno per far tornare ai “fasti” di un tempo, vilmente persi. Far tornare sempre più bella la nostra Città. Mi permetto di ricordare che ci stiamo trovando a un bivio che sicuramente ci obbliga a essere determinati e sin d’ora stabilire se continuare a ripercorrere la strada della rissa e delle reciproche incomprensioni, che ha gettato nel caos partiti ed istituzioni, ovvero, se si vuole trovare un responsabile ravvedimento ed una presa di posizione per rompere decisamente con il passato e recuperare così l’antica fiducia e l’antica autorevolezza, senza la quale, rifletto con Voi che mi leggete, è già un’impresa difficile governare, anzi, diventa addirittura un’impresa disperata. Si tratta insomma di capire se il nuovo che va emergendo da questa società in tumultuosa trasformazione è disponibile a gestire e guidare il nostro paese seguendo i tradizionali canali della democrazia senza l’esaltazione di egoismi ed illegittimi consensi, che dopo tutto è la sola legge destinata a far crescere la nostra città è motivare le nuove generazioni oppure vivere in ambienti sempre più squallidi e squalificati. È l’ultima chiamata. L’imbarco del nostro mezzo sta per chiudersi, poche ancora potranno essere le chance rimaste.
Prima di chiudere queste note, mi piace ricordare alla politica sidernese un vecchio aforisma indiano “nei cataclismi atmosferici o tellurici la natura provvede ad impressionare, gradualmente lo spettatore”. Forse l’ora in cui si è verificato ha reso distratta l’attenzione ed ha affidato poi al tempo l’obbligo sgradevole di svelare a poco a poco l’amara realtà. Mi chiedo dove sono e che attività stanno espletando i Sig.ri politici Sidernesi. In comune non si vedono e non sono presenti. La cosa mi preoccupa molto. Non vorrei che la recente tromba d’aria verificatosi nel mese di agosto e quella più grave per sfortuna di tanti cittadini, qualche mese addietro, abbia spazzato via anche la politica. Finiamola con l’alibi che la colpa è dei Signori Commissari, passati e presenti, che certo potranno fare solo quanto prescritto da una legge, della quale, ognuno di noi, ha la consapevolezza che va cambiata nei principi. I Signori Commissari non sono certo “stati mandati” ma piuttosto li abbiamo “chiamati” noi perseguendo strade tortuose parallele della legalità. E comunque va fatto un distinguo tra le persone; non si può fare di tutta l’erba un fascio. L’attuale commissariamento sembra dia segnali positivi. Proviamo ad aiutare i rappresentanti dello Stato e facciamo in modo che gli stessi, una volta terminato il loro prezioso lavoro, non debbano più recarsi, almeno nella nostra cittadina. Significherebbe un grande punto di partenza per il futuro dei nostri nipoti.
Ebbene che si sappia che questo mio lavoro di presenza sul territorio è frutto delle tante domande e lamentele esposte sui marciapiedi, che vengono fatte dai cittadini sulla latitanza della politica in città.
Da tenere presente che il giudice Borsellino diceva: “chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha muore una volta sola”.
Consapevole dell’estrema gravità che si vive a Siderno, mi permetto di invitare tutte le forze politiche ma anche tutte le persone legate ad Associazioni di volontariato e che hanno a cuore Siderno come me, ad essere più presenti sul territorio, ad ascoltare i problemi dei cittadini, impegnandosi a lavorare con fare costante ed autorevole e a loro rivolgo, infine, un saluto cordiale ed affettuoso. TORNIAMO A FARE POLITICA.

Carmelo Tripodi

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