Bianco: da una tradizione politica e da un programma condiviso, l’identikit di un sindaco

Lun, 24/11/2008 - 00:00

Gentilissimo Direttore, mi capita sempre più spesso di chiedere asilo al Suo giornale, che rappresenta, non lo dico per piaggeria, l’unica forma di contatto diretto tra cittadini ed informazione nel territorio della Locride. L’occasione non è la querelle riportata sul Suo giornale sulla ipotesi di come affrontare le prossime elezioni amministrative a Bianco e le variegate ipotesi a confronto. Lo spunto per questo intervento è proprio una Suo articolo ed una Sua riflessione contenuta sulla Riviera del 10 ottobre 2008 n° 43, dove con grande chiarezza e semplicità di esposizione e di idee si rammenta che: Se io non punto sulle mie peculiarità , non valorizzo ciò che posseggo, se non mi accorgo che partendo da un punto di forza poi attorno ad esso sarà agevole costruire una serie di attività che porteranno lavoro anche in ambiti che non sono strettamente agricoli, etc. (Riviera pag. 4). Come sempre,mi corre l’obbligo di dire che le riflessioni che sottopongo a Lei, e a chi avrà tempo e voglia di leggerle, non nascono da soli miei ragionamenti, ma sono il frutto di incontri e dibattiti con i miei compagni socialisti di Bianco, ed io mi rendo solo portavoce. L’uso della prima persona è una mia vecchia abitudine di esporre. La Sua riflessione, gentile Direttore, reputo che sia un punto di arrivo che sottende a monte altre questioni. Per cui La prego di sopportare una lunga premessa, che considero fondamentale, per capire l’intero ragionamento. Ho l’impressione che a Bianco sono rimasti solo i socialisti a coltivare una tradizione politica che è stata gloriosa e che ha portato frutti preziosi, se oggi il nostro è uno dei pochi paesi che può godere di una grande autonomia politica, intellettuale e decisionale, almeno fino ad oggi. Ricorderò fino alla noia che la presenza in Bianco di forze politiche organizzate che avevano un rapporto diretto con la popolazione ha garantito una democrazia veramente rappresentativa che non si discostava (o si discostava di poco) dalle scelte volute e sostenute dall’intera popolazione. La Democrazia Cristiana era il più forte partito, seguito dai socialisti, dai comunisti, dai liberali e da una presenza ragguardevole missina. Il loro punto di forza stava in una democrazia interna data da consistente presenza di iscritti e da continui congressi (almeno biennali) con voto segreto e libero che determinavano la nascita di quella che oggi con un brutto termine viene chiamata governance e che allora semplicemente si chiamava elezione dei quadri dirigenti. Si aveva così una forte rappresentatività che permetteva di potere osare a sceglier i candidati a Sindaco e al Consiglio Comunale, di determinare la composizione della Giunta ed anche di condizionare le scelte politiche. Questo mi ha insegnato la esperienza ormai più che quarantennale nel partito socialista sia mia che degli altri compagni: non delegare mai le scelte politiche, ma trovare una soluzione che non sia personale. Sbagliare è sempre meglio che non decidere. Per questo,e non per polemica dalla quale rifuggo, non amo le soluzioni oggi di moda per la scelta di chi dovrà assumersi l’onere e l’onore di guidare il Comune nei prossimi cinque anni. Le c.d. Primarie sono state un momento di rilancio dell’entusiasmo della sinistra, ed in questo avevano un loro perché politico. Ma alzi la mano che abbia mai creduto che dalle urne sarebbe uscita una scelta diversa da quella di Prodi. Se vi è qualcuno o è troppo ingenuo o è in malafede. In un comune con una popolazione non adeguata al suo sviluppo edilizio, le Primarie non sarebbero una partecipazione alla scelta dei quadri nella nostra realtà, ma il condizionamento, si fa per dire, di quattro amici al bar che all’improvviso decidono di appoggiare una amico. La partecipazione sarebbe in ogni caso limitata e i partecipanti rappresenterebbero cordate in favore di amici e non scelte nell’interesse di Bianco. Non diversamente per i Comitati Civici, che non solo sono contro la tradizione politica di Bianco, ma, in concreto, sarebbero la negazione della classe dirigente di ogni singolo partito. Per non parlare del fatto che i Comitati Civici possono riesumare le vecchie categorie dei potentati clientelari locali, così come le Primarie. Categoria questa da escludere da ogni scelta dignitosa e politica. Bianco, per come dirò appresso, di realtà politiche ne ha tante e non possono tirarsi indietro in questo momento. Voglio correre il rischio di dimenticare qualcuno, forse non casualmente, ma la realtà politica a Bianco non è di scarso rilievo. Voglio indicare per prima le forze maggiori come il PD e il PdL. Dal punto di vista politico da soli farebbero maggioranza assoluta. Dal punto di vista amministrativo non credo che possono esprimere una realtà maggioritaria. Il PD, nessuno me ne voglia, ha perso ogni contatto con il suo elettorato a Bianco e la stessa lenta organizzazione sul territorio non aiuta alla conquista dell’elettore. A tutt’oggi, per motivi che non sono da attribuire alla realtà locale, questo partito non ha una dirigenza che possa parlare con voce univoca dell’intera organizzazione, ma più che altro il portavoce di posizioni politiche, che allo stato sembrano essere almeno due o più di due. A discolpa c’è certamente il fatto che l’amalgamazione fra più di due partiti non è mai automatica, ma è un lento processo di incontro e scontro dialettico. Il PD è una realtà nuova e senza neppure una precisa guida politica nazionale o regionale. Ci si augura che la manifestazione del 25 ottobre abbia chiarito le idee a tutti. Il PdL è una forza nuova sul territorio, con grande motivazione a livello politico nazionale, ma incerto sul piano locale. La incertezza non è colpa di nessuno, ma è data dalla difficoltà per questo partito di individuare in concreto i propri elettori. Per come avveniva a suo tempo per la DC vi era una valanga di voti occulti, non all’aperto. Nella realtà si votava DC, ma ci si vergognava di dirlo. Per il PdL questa considerazione è ancora più vera, perché, soprattutto in questo momento, difficil- mente chi ha votato PdL lo ha scritto sulla sua faccia. Dopo i partiti maggiori vi sono altre realtà minori, ma agguerrite. L’IdV, ha una dirigenza attiva e presente sul territorio. E’ una forza

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