“Non vogliamo vivere in posti dove non si vede più il cielo!”

Dom, 31/12/2017 - 12:00

A San Floro, a pochi minuti dalla Cittadella Regionale, un trio di giovani calabresi ha deciso di recuperare l’antica tradizione serica di Catanzaro. Un ritorno a un mestiere che nel XII secolo aveva portato alla nascita di una vera e propria “via della seta calabrese”, un corridoio che congiungeva la costa tirrenica alla ionica. Quella stessa via oggi è tornata grazie a Miriam, Domenico e Giovanna; insieme hanno intrapreso una sfida ben precisa: ritornare e restare in Calabria. “Abbiamo deciso di ripartire dalla terra, la nostra, sfruttando le risorse che quest’ultima ci offre - dichiarano. Riprendendo l’antica filiera della gelsibachicoltura e, facendone la nostra attività principale, costruiamo giorno per giorno quel circuito virtuoso che riesce a orchestrare artigianato, momenti culturali, artistici e culinari, rendendo casa nostra un polo di attrazione per il turismo nazionale e internazionale”.
Tutto ha inizio nell’estate 2013, quando Miriam, Domenico e Giovanna chiedono al Comune di San Floro la gestione di 5 ettari di terra dove sono situate 3500 piante di gelso utilizzate in passato per l’allevamento del baco da seta, ma completamente abbandonate.
Il loro futuro sarebbe partito da lì. “Non vogliamo vivere in posti dove non si vede più il cielo!” è la più grande certezza del gruppo. Nasce così Nido di Seta che opera in tre settori: agricoltura, artigianato e turismo. Il gruppo, infatti, alleva il baco da seta e trasforma le more di gelso in confetture e liquori certificati bio; inoltre, con la post produzione del bozzolo di seta, ottiene i filati e realizza gioielli, stoffe e capi d’abbigliamento tinti esclusivamente con elementi naturali del territorio: la stessa mora di gelso, il papavero, la cipolla di Tropea, l’uva di Cirò, i fiori di ginestra, le bucce di melograno, il mallo di noce. Tra le ultime fatiche il copringinocchiatoio per il Papa, attualmente nella Sala Clementina del Vaticano; il tessuto è stato tinto di rosso con la radice di robbia.
Il progetto di Miriam, Domenico e Giovanna ha anche dimostrato di essere una mano santa per il turismo: permettendo di vivere il mondo della seta a 360 gradi, ha infatti una ricaduta economica sull’intero territorio, e serve da stimolo alle attività commerciali del luogo.
Un successo inaspettato e una soddisfazione dietro l’altra per il giovane trio. Partendo da un piccolo paesino della Calabria, è giunto fino in Thailandia, all’International Silk Festival, per scoprire nuove tecniche artigianali e industriali per la lavorazione del prezioso filato. Poi è stata la volta dell’India dove ha ottenuto la specializzazione in Silk reeling technology (tecnologia di avvolgimento della seta). Nel 2014 arriva per loro il primo riconoscimento come impresa giovanile emergente e promettente in Calabria. Nel 2016 raddoppiano: vincono il primo premio regionale della Coldiretti come Giovane impresa e sono tra i finalisti nazionali del premio Oscar Green nella Categoria “We Green-Giovani impresa”.
Ultimamente hanno vinto una nuova sfida: quella di creare abiti da sposa in seta, filati a mano. Una ragazza di Milano è stata la prima a pronunciare il suo Sì con indosso un abito creato da loro. Il giovane trio calabrese è davvero un fiume in piena: tra i prossimi obiettivi la certificazione di tutto il processo di produzione della seta e la creazione di un proprio marchio di abbigliamento.

Autore: 
Maria Giovanna Cogliandro
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